


di Simone Lupino
VITERBO - Dipendesse da Ganni Calisti, presidente Federlazio e titolare di Scarabeo Ceramiche, la vaccinazione sarebbe un obbligo. Ma in alternativa va bene anche il green pass in azienda, provvedimento che il governo si accinge a introdurre a partire dal mese di ottobre. ''Purché a quel punto – puntualizza lui - il costo dei tamponi per i lavoratori non vaccinati non ricada sulle imprese, ma sia a carico dello Stato''.
Calisti non usa giri di parole: ''Sono del parere che nei luoghi di lavoro tutti dovremmo esseri vaccinati, in questo modo ognuno di noi proteggerebbe se stesso e la persona che gli sta accanto. Se però non ci sono interventi normativi in questo senso, non possiamo fare niente. La soluzione del green pass mi trova comunque d’accordo. Ma ad alcune condizioni''. Quali? ''Ecco – risponde sempre Calisti - gradiremmo che almeno stavolta non siano gli imprenditori a doversi accollare i costi''.
Il problema non riguarda tanto l'accesso al posto di lavoro di chi è può esibire un green pass, ma quello di chi è senza vaccino. In questo caso infatti servirebbe un tampone negativo. Tanti tamponi per più lavoratori, ogni giorno. Chi paga? ''Nella mia azienda - prosegue Calisti - abbiamo solo un caso di lavoratore non vaccinato. Ma immaginate aziende più grandi con molti dipendenti... In questi due anni abbiamo organizzato di nostra iniziariva in varie occasioni campagne di screening come forma di prevenzione. Anche prima di rientrare dalle ferie, il 28 agosto, abbiamo fatto un giro di tamponi, a carico dell'azienda. Quello che propone il governo oggi, invece, è un discorso diverso, un controllo su larga scala e costante nel tempo. Sarebbe un ulteriore fardello''.
L’estensione da ottobre del green pass obbligatorio ai dipendenti della pubblica amministrazione e del settore privato potrebbe arrivare con un decreto legge nel Consiglio dei ministri di giovedì della prossima settimana. La misura verrebbe applicata ai dipendenti statali e alle categorie impegnate in quei settori dove il certificato è già obbligatorio e probabilmente anche ai lavoratori delle imprese.
Nell’attesa di capire le mosse dell'esecutivo su qusto fronte, Calisti registra segnali di ripresa per il settore della ceramica: ''Da quello che vedo mi risulta che a Civita Catellana le aziende stiano lavorando abbastanza bene. Il momento congiunturale della manifattura è buono. Ognuno di noi si è rimboccato le maniche e il mercato ha riposto nel modo giusto. Speriamo che duri''.