ANNO 16 n° 59
Oca del Canada al Lago di Bolsena, popolazione dimezzata: tra attrazione turistica e interrogativi ambientali
Dal primo censimento del 1999 al calo registrato nell’inverno 2026. Gli esperti chiedono monitoraggio costante e stop al cibo lanciato dai visitatori
28/02/2026 - 12:35

BOLSENA – La presenza dell’Oca del Canada al Lago di Bolsena torna al centro del dibattito dopo il netto calo numerico registrato nell’ultimo censimento invernale. Una specie vistosa e facilmente avvicinabile, che negli anni ha conquistato turisti e famiglie, ma che resta a tutti gli effetti una specie esotica naturalizzata, con potenziali criticità sul piano ecologico.

Introdotta in Italia a partire dagli anni ’80, l’Oca del Canada è oggi in grado di riprodursi autonomamente in natura. Non è certa l’origine del nucleo presente nel lago viterbese: l’ipotesi più accreditata è che si tratti di individui allevati allo stato semi-domestico, non sottoposti a tarpatura delle ali, fuggiti o rilasciati tra la fine degli anni ’90 e i primi anni Duemila.

I numeri dal 1999 a oggi

Il primo rilevamento ufficiale nel lago risale al 1999, quando gli ornitologi della Stazione Romana Osservazione e Protezione Uccelli (SROPU), nell’ambito del progetto internazionale IWC coordinato in Italia da ISPRA, censirono 17 esemplari.

Negli anni la popolazione è cresciuta progressivamente:

• 46 individui nel 2013

• 58 nel 2019

• 83 nel 2021

• 74 nel 2025

Fino al dato più recente: 37 individui censiti nell’inverno 2026. Un calo che appare consistente e che, secondo gli osservatori, non può essere spiegato esclusivamente con fattori tecnici o sottostime legate alle operazioni di conteggio.

Considerando che nelle popolazioni naturalizzate la maggioranza degli individui raramente supera i 20-25 anni di età, con una media più realistica tra i 10 e i 12 anni, una quota della diminuzione potrebbe essere attribuita alla mortalità naturale. Tuttavia, il dimezzamento registrato nell’ultimo anno lascia spazio anche all’ipotesi di cause esterne di origine antropica, che andrebbero eventualmente verificate, anche alla luce della tutela prevista dalla legge 157/1992.

Specie invasiva altrove, ma non a Bolsena

In diversi Paesi europei l’Oca del Canada è considerata specie invasiva, capace di rapide esplosioni demografiche e di impatti significativi sugli ecosistemi. Una dinamica che, finora, al Lago di Bolsena non si è verificata.

La specie, inoltre, non figura nell’elenco delle specie esotiche invasive di rilevanza unionale previsto dal Regolamento UE 1143/2014 e successive modifiche.

In passato era stato elaborato anche un piano di eradicazione su incarico della Provincia di Viterbo, mai attuato. Tra le proposte alternative, la sterilizzazione dei maschi del nucleo presente, anziché la rimozione totale della popolazione.

Fascino e responsabilità

Le oche sono particolarmente presenti lungo il lago e nelle aree più frequentate, come il porto di Capodimonte, il borgo dei pescatori di Marta e le rive dell’Isola Bisentina. La loro confidenza con l’uomo le rende un’attrazione per grandi e piccoli, favorendo un contatto diretto con la natura.

Ma proprio questa familiarità comporta rischi. Gli esperti ricordano che non è opportuno somministrare cibo agli uccelli acquatici: si crea dipendenza dall’uomo, si altera il comportamento naturale di ricerca del nutrimento e si favorisce la trasmissione di malattie attraverso assembramenti artificiali, spesso con alimenti inadatti.

Altro aspetto cruciale è la gestione delle deiezioni nelle aree verdi e sulle spiagge a vocazione turistico-balneare, dove la specie è solita sostare. Una manutenzione costante è ritenuta necessaria per prevenire disagi igienico-sanitari.

Monitoraggio come chiave di equilibrio

Il caso dell’Oca del Canada al Lago di Bolsena rappresenta dunque un equilibrio delicato tra attrattiva naturalistica e potenziale impatto ambientale.

Monitoraggio annuale, stop all’alimentazione da parte dei visitatori e gestione attiva delle aree interessate restano, secondo gli osservatori, le azioni fondamentali per preservare l’ecosistema del lago, coniugando tutela ambientale e fruizione turistica.






Facebook Twitter Rss