ANNO 16 n° 274
Obama alla Corte Suprema: «La California permetta il matrimonio gay»
01/03/2013 - 09:26

Barack Obama chiede alla Corte Suprema di dichiarare incostituzionale il divieto delle nozze gay in California. È quanto sostiene un documento ufficiale di 40 pagine depositato dall'amministrazione Usa. Obama, a maggio scorso, era stato il primo presidente americano a sostenere pubblicamente il matrimonio gay, anche se a titolo «personale»: «Penso che le coppie dello stesso sesso dovrebbero potersi sposare», aveva detto in un'intervista tv. Adesso arriva il passaggio istituzionale, con la richiesta di abolire la «proposition 8», ovvero il bando delle nozze omosessuali in California, approvato da un referendum popolare e promosso da gruppi conservatori e cristiani. «Vogliamo cercare di rivendicare l'uguaglianza di trattamento dal punto di vista legale» ha detto il ministro della Giustizia, Eric Holder, e ha aggiunto che la decisione della Corte Suprema «non è importante solo per le decine di migliaia di americani ai quali sono negati gli stessi diritti e benefici, ma è importante per tutto il nostro Paese».

LA BATTAGLIA LEGALE - La «proposition 8» ha creato una strana situazione giuridica: votata nel novembre 2008 ha infatti vietato alle persone dello stesso sesso di sposarsi in California, ma non ha annullato le nozze gay lì celebrate tra il giugno di quell'anno, quando una sentenza della Corte suprema locale le aveva legalizzate, e l'entrata in vigore del bando (il matrimonio tra persone dello stesso sesso è riconosciuto da nove Stati Usa, ma non a livello federale). Il 26 marzo la «proposition 8» verrà impugnata di fronte alla Corte suprema federale, la più alta nell'ordinamento americano. «La propostion 8 viola le tutela di uguaglianza. Il pregiudizio non può essere alla base per un trattamento diverso nell'ambito della legge» afferma il Dipartimento di Giustizia in una lettera ufficiale alla Corte. Lettere simili - che non sono legalmente vincolanti ma forniscono pareri autorevoli presi in considerazione dai giudici - sono state depositate da 13 Stati e anche da 100 politici Repubblicani che a sorpresa si sono espressi a favore delle nozze gay. Se la Corte farà propri questi pareri, il matrimonio tra persone dello stesso sesso (il «matrimionio egualitario») diventerà legale in California, e - di conseguenza - in altri 7 Stati: Delaware, Hawaii, Illinois, Nevada, New Jersey, Oregon and Rhode Island.

 

GLI ALTRI STATI - La presa di posizione dell'amministrazione Obama ha però deluso almeno in parte le aspettative dei gruppi per i diritti civili: non chiede infatti alla Corte di dichiarare nulli i bandi a livello nazionale. E l'amministrazione non esplicita il proprio appoggio al diritto costituzionale alle nozze gay che si applicherebbe immediatamente in tutti e 50 gli stati.

 

IL «DOMA» - Il caso verrà affrontato il 27 marzo, un giorno dopo la discussione della «Proposition 8», quando la Corte Suprema si pronuncerà sul «Defense of Marriage Act» (l'«atto per la difesa del matrimonio, o «DOMA»), cioè la legge federale approvata nel 1996 che definisce il matrimonio come sola unione di un uomo e una donna. I giudici dovranno esaminare il ricorso di una caparbia vedova 83enne, Edith «Edie» Windsor, programmatrice in pensione dell'Ibm. La signora si era sposata in Canada con Thea Spyer nel 2007, dopo 40 anni di fidanzamento. Il matrimonio è durato solo 20 mesi: Thea - malata di sclerosi multipla - è morta nel 2009 ed Edie ha dovuto pagare 363 mila dollari di tasse di successione. Non sarebbe successo se Thea si fosse chiamata Theo. «I soldi contano, ma questa è una causa sul matrimonio: il mio matrimonio con lei e il suo con me - ha spiegato la signora a Usa Today - Thea ne sarebbe contentissima, mi direbbe: vai ragazza, vai!».

corriere.it






Facebook Twitter Rss