

TUSCANIA – Dei grossi falli in legno da usare come giocattoli erotici con l’amante. E costringerla a rapporti sessuali anche quando lei avrebbe voluto interrompere ogni tipo di relazione.
''Siamo stati amanti, io ero sposata – racconta in aula la donna – e quando ho deciso di mettere un punto a quella relazione extraconiugale, lui non ne ha voluto sapere. Ha minacciato di raccontare tutto a mio marito e, soprattutto, di farmi togliere i figli dagli assistenti sociali per una condotta immorale''.
Avrebbe d’altronde portato a chi di dovere le prove che K.B. non era affatto una madre affidabile così come non era una moglie fedele.
''Un giorno all’improvviso mi ha chiesto anche dei soldi. All’inizio come saldo di un debito contratto con mio marito, poi come somma per comprare il suo silenzio'' ha proseguito la donna.
Ora, per quella tentata estorsione ai danni dell’amante, F.T. è a processo e rischia una nuova, ennesima condanna. L’uomo, un 50enne residente a Tuscania, non sarebbe affatto nuovo a guai con la giustizia: nel 2012, querelato per violenza sessuale e stalking, è stato condannato dallo stesso tribunale di Viterbo; inoltre, negli anni immediatamente successivi, i carabinieri lo hanno arrestato per una piantagione illegale di marijuana.
''Di lui avevo paura – ha sottolineato la donna – mi spiava, mi seguiva e ad ogni mio rifiuto seguivano chiamate e messaggi''.
600, solamente quelle verificate dalla compagnia dei carabinieri di Tuscania.
''Durante una perquisizione nell’abitazione dell’uomo abbiamo trovato falli di ogni dimensione e vibratori. Erano gli stessi con i quali costringeva la donna a rapporti sessuali'' ha spiegato l’ex comandante della caserma.
''Il sesso o i soldi – ha concluso la vittima – erano il prezzo da pagare per il suo silenzio''.
Si tornerà in aula a dicembre.