

Ancora morti e violenze in Siria. Sono stati almeno 73 i morti causati lunedì sera sia dalla repressione del regime sia dagli scontri tra soldati lealisti ed ex commilitoni che hanno disertato per non essere coinvolti nelle violenze sulla popolazione. Lo ha denunciato l'Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, organizzazione dell'opposizione in esilio con sede nel Regno Unito, secondo cui quasi la metà delle vittime, 34, erano soldati caduti nei combattimenti con i presunti disertori, dodici dei quali hanno perso la vita. In tutto ventisette i civili uccisi, compresi tre minorenni: la maggior parte nella provincia meridionale di Deraa dove, alla metà di marzo, ebbe inizio la rivolta contro il presidente Bashar al-Assad.
CONTRO RE ABDULLAH - Nella serata di lunedì è stata anche presa d'assalto l'ambasciata di Giordania a Damasco. A colpirla, una folla di sostenitori del regime di Bashar al Assad, dopo che il re Abdullah di Giordania aveva esortato il presidente siriano a lasciare il potere. L'agenzia giordana Gerasa pubblica anche alcune fotografie dell'accaduto. I dimostranti sono riusciti ad arrivare fino al cortile interno della sede diplomatica, dove hanno ammainato la bandiera giordana e issato al suo posto - sempre secondo l'agenzia - quella del movimento sciita libanese Hezbollah. Le forze di sicurezza siriane, intervenute sul posto, hanno impedito alla folla di entrare nei locali dell'edificio.
(Corriere.it)