ANNO 16 n° 275
Nuove idee per le filiere agroalimentari dopo il workshop sull'agroforestazione
Marco Lauteri, biodistretto del Lago di Bolsena: 'Il fine è attrarre sempre più forze giovani'
Elsa
14/07/2024 - 03:48
di Elsa Berardi

BOLSENA - Si è svolto da poco, a fine giugno, l’ultimo workshop del gruppo Rain (Regional agroforestry innovation network) della Tuscia: il progetto rientra nell’ambito delle reti agroalimentari alternative, una proposta di cambiamento in atto per la filiera produttiva globale. Questi processi in rapido sviluppo si ispirano a tecniche ecologiche e biocompatibili per il rispetto dei fattori ambientali, la riscoperta dei saperi colturali di un tempo e la sostenibilità. L’agroecologia, contenitore di questi obiettivi, crea il nesso scientifico tra ambiente, società ed economia.

L’agroforestazione, ossia la coltivazione di specie perenni e l’allevamento in uno stesso terreno, è rappresentata, nel biodistretto del Lago di Bolsena, da Marco Lauteri, suo vicepresidente: direttore di ricerca presso il consiglio nazionale dell’Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri (Cnr-Iret), è anche innovation broker del progetto europeo Af4Eu (Agroforestry for Europe). Si tratta di una rete interattiva di esperienze per promuovere le pratiche dell’agroforestazione.

Quali sono le idee alla base di queste soluzioni e i loro punti cardine? “L’ecologia vegetale in generale e la genetica forestale in particolare. L’Istituto si è sviluppato, adesso è Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri e ha altre sedi, noi siamo rimasti come quartier generale con linee di ricerca che si sono continuate a sviluppare e sono state sviluppate da altre sedi. Un esempio è la urban forestry, che riguarda soprattutto gli ambienti urbani”.

E per le filiere agroalimentari?

“Per quanto riguarda i sistemi del cibo, durante questi anni ci siamo interessati a processi di partecipazione delle comunità locali, che sono quelle più direttamente investite come custodi dei propri territori ed ecosistemi. Abbiamo partecipato ad iniziative quali le strategie di area interna oppure i contratti di fiume, di lago e di costa. Ci siamo però imbattuti anche nello sviluppo dei distretti del cibo sulla base di una legge del Ministero dell’agricoltura e delle foreste e poi al suo recepimento, che ha portato alla proposta di numerosi biodistretti tra i vari tipi di distretti del cibo esistenti. Abbiamo quindi sviluppato il nostro progetto, Af4Eu, su un territorio reale in collaborazione con il biodistretto del Lago di Bolsena: è composito, perché vanta 18 comuni e ha un territorio di circa di 1000 km quadrati”.

Cosa significa questo? 

“Ha una grande varietà di agroecosistemi, da quelli più prossimi alla zona lacustre e più votati all’orticoltura e al vivaismo, fino ai sistemi della Maremma, che sono invece più estensivi, cerealicoli e zootecnici. Rientrano comunque in un altro biodistretto”.

È però opportuno integrare economia e vocazione al sostenibile. La soluzione dell’agroforestry permette di perseguire questo complesso fine?

“Questa è la base dell’analisi di un qualsiasi territorio, tanto più lo sono di un’area marginale in cui diverse componenti sono in sofferenza, in particolare la componente demografica: aumenta l’età media degli operatori in qualsiasi settore, figuriamoci in quello rurale. L’obiettivo si mantiene quello di portare delle innovazioni in campo agricolo attraverso l’agroecologia e l’agroforestry, in modo da sviluppare dei prodotti di nicchia, specifici di determinati territori, con un altissimo valore aggiunto. Il fine è quello di innescare nuove filiere agroalimentari dalle quali, poi, in un circolo virtuoso, si attraggano sempre più forze giovani”.

Il biodistretto del Lago di Bolsena è ricco di piccole e medie imprese guidate da giovani, alcune delle quali dotate di laboratori di trasformazione.

Queste aziende devono però essere cucite nel complessivo sistema produttivo del settore agroalimentare, in modo da garantire un impiego solido e una capacità di azione alle new entry per età anagrafica: un obiettivo perseguibile se si crede nella possibilità di formare nuovo organico capace e volenteroso.






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