ANNO 16 n° 274
Nube di polvere e sostanze chimiche
sui Cimini durante raccolta nocciole
01/10/2013 - 04:00

VITERBO – Una nube color marrone chiaro, tra la fine di agosto e la prima metà di settembre, ha sovrastato per giorni i centri abitati di Vignanello, Vallerano, Canepina, Ronciglione, Caprarola, Capranica, Sutri. Nello stesso periodo, sul lago di Vico ha gravato una sorta di nebbia sabbiosa. Erano le polveri, sottili e non, sparate nell’aria dalle macchine per la raccolta delle nocciole.

Polveri che si sono depositate sulle case, le auto, le strade e soprattutto sono state respirate dalla gente. E si tratta di polveri pericolosissime, in primo luogo quelle sottili, infarcite come sono di prodotti chimici antiparassitari usati dai coltivatori.

Il problema è noto da almeno 20 anni, tanto che l’Arsial e l’Università della Tuscia se ne sono più volte occupate, almeno sulla carta. Ma le loro indicazioni, ammesso che fossero efficaci, sono evidentemente cadute nel vuoto.

Ovviamente, i comuni in cui è concentrata la produzione di nocciole, a parte qualche iniziativa estemporanea, si sono guardati bene dal dettare regole rigide ai coltivatori. I quali, con la loro attività, fanno girare l’economia locale e, oltretutto, votano.

In sintesi, le amministrazioni locali si occupano delle polveri con la stessa solerzia con cui hanno combattuto l’uso illegale dei fitosanitari per la lotta ai parassiti dei castagneti: non vedono, non sentono e si guardano bene anche dal parlare.

Che l’inalazione delle polveri sia pericolosa per la salute, in primo luogo degli agricoltori e dei loro collaboratori, dei cittadini è cosa nota. E le ricerche condotte negli ultimi due decenni hanno dimostrato che una sensibile riduzione della polverosità nella raccolta, ancorché doverosa, sarebbe possibile. Alcuni anni fa, l’Arsial e l’Università della Tuscia misero a punto una sorta di decalogo per l’abbattimento ma è rimasto quasi totalmente inascoltato.

Uno dei rimedi, tuttora valido, è quello di imporre ai nocciolicoltori di inerbare i terreni anziché fresarli e rullarli. Il decalogo Arsial-Università, consigliava anche e soprattutto di limitare il più possibile la lotta chimica agli infestanti, “che è stata spesso causa di intossicazioni acute e croniche tra i coltivatori. Senza contare poi che è ampiamente dimostrato come l’uso abituale di diserbanti renda i terreni meno fertili e produttivi”.

Le macchine raccoglitrici di ultima generazione sono dotati di filtri che consentirebbero di ridurre la polvere. Ma i filtri medesimi richiedono tempi più lunghi per la raccolta. Per questo, almeno stando alle voci, gli agricoltori li smonterebbero, causando un danno alla loro salute e, soprattutto, a quella degli ignari cittadini, compresi bambini, anziani, donne incinta che inalano le polveri.

 




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