


di Fabio Tornatore

VITERBO - Chiesta l'autorizzazione al Ministero dell'Ambiente per l'installazione di un altro impianto ad energia solare nella Tuscia, si tratta del progetto agrivoltaico 'Casalone' che sorgerà, se approvato, nella stessa area dove è prevista la discarica che ha tanto fatto discutere per la vicinanza al complesso archeologico di Norchia, la 'Petra' d'Italia.

Le carte parlano chiaro: 43,9 ettari di superficie ricoperta da silicio, per la produzione di 36 MegaWatt di corrente, 29 circa quelli immessi nella rete elettrica nazionale. Un altro bel traguardo in termini di energia pulita, ma nella zona sorgono oltre ad aziende agricole, un importante sito archeologico, famoso alle cronache cittadine più per il suo stato di abbandono che per la ricchezza, indubitabile, dei suo valore storico. Ricchezza che all'estero conoscono bene, meglio degli abitanti della Tuscia, visto che sono attive, sul sito, diverse ricerche attivate dalle università non italiane, come quella francese, che di recente ha trovato nuove tombe e vasi intatti. Ed è conosciuta dai turisti del resto del mondo, e meta di pullman provenienti da tutta Europa e anche oltre.
Inoltre sul sito incombe sempre il progetto della discarica nell'ex cava che si trova nelle vicinanze: insomma parliamo di due progetti che, se autorizzati, sorgerebbero a poca distanza da un'area archeologica di notevole pregio, con tutto quello che comportano i due impianti.

La Tuscia negli ultimi anni sembrerebbe al centro dell'interesse di numerosi investitori nei settori dello smaltimento e riciclo dei rifiuti, delle energie rinnovabili e, più di recente, anche dell'estrazione di Litio. I cittadini e le imprese attendono da diversi anni un piano che determini quali zone possono essere sfruttabili per questi impianti e quali no, ma ancora le istituzioni non hanno dato segni di vita in questa direzione.