ANNO 16 n° 274
Non č un Paese per vecchi (ma non č un film)
06/07/2021 - 12:48

 

di Massimiliano Morelli

 

Quando nel 2007 i fratelli Coen misero in produzione “Non è un Paese per vecchi”, che l’anno dopo conquistò quattro Oscar del cinema, tutto avrebbero pensato, tranne che in Italia qualche anno dopo quel titolo hollywoodiano sarebbe diventato triste istantanea della terza età italiana. Perché nel luogo che ci ostiniamo a definire Belpaese, gli anziani sono di sicuro poco considerati, basti pensare che mancano, per esempio, i geriatri. Eppure lungo lo Stivale, uno dei Paesi più vecchi del mondo con circa tredici milioni di over 65 e appena 400mila nuovi nati all’anno, ci sono più medici dedicati all’assistenza dei più piccoli (7.500) che specialisti in grado di gestire gli anziani. I geriatri sono 4.300, numero irrisorio rispetto a quel quarto di popolazione che rappresenta il “pianeta-nonni”. E, secondo le previsioni, nei prossimi 3 anni il fabbisogno di specialisti in geriatria è addirittura in calo in base al numero di borse di specializzazione previste, che da 347 per l’anno in corso passeranno a 319 nel 2023. Ai totali, in un triennio saranno cumulativamente ammessi alla specializzazione 1.008 medici, a fronte di 2.287 a quella in pediatria. Il segnale di pericolo è stato lanciato dagli esperti della Società italiana di gerontologia e geriatria e da quelli della Società italiana di geriatria ospedale e territorio (Sigot). Secondo loro, senza un adeguato numero di geriatri a gestire la terapia dei tanti over 65, sarà impossibile prendersene carico.




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