

VITERBO (f.l.) – Non sarebbero amanti ma semplici confidenti, e soprattutto non avrebbero premeditato il raid in casa ai danni dell’operaio 45enne ma avrebbero soltanto reagito. Questo, in sostanza, il riassunto dell’interrogatorio di garanzia a cui sono stati sottoposti la compagna dell’operaio, T.C. 43enne, e il suo presunto amante, un egiziano di appena 20 anni, accusati di tentato omicidio. I due hanno fornito la loro versione dei fatti, ma non hanno convinto il gip Francesco Rigato che ha respinto l’istanza di scarcerazione della difesa e ha negato gli arresti domiciliari. Lei è stata ascoltata nel carcere di Civitavecchia, lui in quello di Viterbo, e per il momento è lì che resteranno.
Per l’accusa i due erano amanti e avevano organizzato il colpo da un pezzo, con tanto di alibi. Il piano, messo in atto nella notte tra lunedì e martedì scorso, era quello di entrare in casa (un appartamento che si trova a Orte, in località Petignano, ndr) e portare via i gioielli pestando di botte il compagno di lei, Sergio, un saldatore specializzato. L’uomo in casa non era solo: con lui c’era la figlioletta di appena nove anni. Sebbene Sergio avesse opposto resistenza tentando di difendersi, la convivente e il suo amante lo avevano infatti assalito più e più volte a colpi di mazza, fino a fracassargli il cranio e a spezzargli alcune costole. Trasportato d’urgenza a Belcolle in gravissime condizioni, non corre pericolo di vita perché le percosse non hanno lesionati organi interni, ma impiegherà diverso tempo a rimettersi in sesto.
Quando i carabinieri sono giunti sul posto, i due amanti si erano già dileguati verso Montalto di Castro, ma sono stati individuati e portati in caserma, dove, dopo aver inizialmente negato, hanno ammesso le proprie responsabilità, inchiodati, tra l’altro, da alcuni testimoni (forse vicini di casa).
Ma all’udienza di convalida dell’arresto, la donna e l’egiziano hanno dato la loro versione dei fatti. Non sono mai stati amanti, intanto, si erano conosciuti al campeggio estivo dove la donna portava la figlia e pian piano avevano stretto amicizia. Lei aveva fatto al ventenne alcune confidenze sul rapporto diventato difficile con il compagno, che beveva, non le dava soldi e non voleva che lei impegnasse i gioielli. La donna era però decisa a prendere quei gioielli, anche di nascosto, e il ragazzo si era offerto di aiutarla. Il compagno di lei, però, svegliato dai rumori mentre i due tentavano di sottrarre i gioielli in questione, avrebbe aggredito per primo il giovane che, dopo aver incassato un forte pugno al collo, l’avrebbe bastonato con un pezzo di legno trovato sotto casa. Da qui le ferite dell’uomo.
Non un raid premeditato come invece sostengono gli inquirenti, dunque, ma solo una reazione al tentativo di aggressione fatto dal compagno della donna, ecco quello che sostengono i due, che comunque, per ora, restano in carcere.