

VITERBO – (b.b.) ''Non ho fatto niente. Non ho spintonato e buttato a terra il carabiniere. Siamo caduti insieme, perché inciampati uscendo dal locale''. È per questo che la vetrina di esposizione di alcuni prodotti di bellezza sarebbe andata in frantumi. Ma lui non avrebbe avuto intenzione di colpire l’uomo in divisa. In alcun modo. Si difende così il giovane modello tunisino, finito in manette il 9 marzo scorso per aver seminato il panico all’interno di un centro estetico nel parco commerciale Città dei Papi.
Socio al 50 per centro dell’attività e compagno di vita della titolare, il 29enne certo che la donna volesse farlo fuori dalla gestione, truffandolo, sarebbe andato in pieno giorno a chiedere chiarimenti.
Salone colmo di clienti e l’aria che si infiamma velocemente. Tanto da costringere la donna a chiamare l’intervento dei carabinieri. Arrivati sarebbero stati immediatamente aggrediti: il 29enne tunisino si sarebbe barricato nel locale, un suo amico, 20enne di origine egiziana, invece, si sarebbe scagliato contro le divise brandendo delle lunghe forbici da parrucchiera.
Bloccato con lo spray al peperoncino, ha già patteggiato la sua pena a 6 mesi di arresto.
Diversa la posizione del modello tunisino, per il quale la difesa non ha chiesto alcun rito alternativo.
''Nel tentativo di allontanarlo dal locale – aveva spiegato in aula il carabiniere – è nata una colluttazione. Mi ha spintonato contro la vetrina, buttandomi a terra e mandando in frantumi la teca''. Diversa la versione dell’imputato, rappresentato dall’avvocato Samuele De Santis, per il quale si sarebbe trattato solamente di un incidente.
Si tornerà in aula a metà giugno per la discussione: su di lui le accuse di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni.