

Riceviamo e pubblichiamo
Il Lazio non ha un museo dello Sport. Inizio da qui per dire cosa ho recepito e trasmetto dalla mia campagna elettorale nella regione e nel Viterbese in particolare . In primis urge una seria riforma della legge 91 del 1981 sul professionismo sportivo e va esteso alle donne lo status di professioniste . C’è una forte richiesta per un Istituto per il credito a sostegno di manutenzione, conservazione e recupero di beni per il reimpiego sportivo. Costanti investimenti consentirebbero infatti la promozione e la pratica di uno “sport diritto di tutti”e per l’associazionismo di quello amatoriale andrebbe prevista l’esenzione sia dell’iva che delle tasse. Al posto delle cementificazioni sciagurate -che per mero profitto devastano le magnifiche terre e città della nostra regione - si dovrebbe avviare un recupero di strutture da destinare ad impianti polivalenti cosa che produrrebbe un doppio incremento di posti di lavoro nel settore sportivo. Tali recuperi potrebbero essere anche destinati al tempo libero e allo sport- spettacolo. Società, club e circoli devono però essere soggetti a più stretta osservanza delle norme su sanità, lavoro, ecologia, turismo. Una funzione importantissima potrebbe svolgere un Osservatorio Nazionale sulla pratica sportiva in Italia. Quello dello sport non è un settore di lusso che tanto può camminare solo sulle sue gambe. NO. Deve poter essere fruito da tutti e a tutte le età ;richiede progettazione ed indirizzo e la politica non può voltarsi dall’altra parte. Noi di Rivoluzione Civile non lo facciamo.
Rita Capponi