ANNO 16 n° 275
Noir di Gradoli:
Sentenza impugnata, collegio difensivo
al lavoro per il ricorso
11/09/2012 - 04:00

VITERBO - Ormai è fatta. O quasi. Tra un paio di settimane al massimo scadranno i termini per presentare il ricorso in Cassazione contro la sentenza pronunciata il 21 giugno scorso dalla Corte d'Assise d'Appello di Roma a carico degli amanti diabolici di Gradoli, Paolo Esposito ed Ala Ceoban, entrambi condannati per il duplice omicidio di Tatiana Ceoban (compagna dell'elettricista e sorella maggiore di Ala) e della figlia tredicenne Elena, nata da una precedente relazione della moldava trentaseienne nel suo paese di origine.

Il verdetto della Corte capitolina, in particolare, aveva ribaltato la sentenza di primo grado emessa il 13 maggio 2011 e, quindi, anche il castello accusatorio: la condanna al carcere a vita era stata confermato soltanto per Esposito, mentre per ad Ala, ritenuta la vera mente del duplice delitto fino ad allora, erano stati comminati otto anni per favoreggiamento.

Ieri, raggiunto telefonicamente, l'avvocato Enrico Valentini, legale difensore di Esposito insieme al collega Mario Rosati, ha confermato di essere al lavoro per l'istanza di ricorso. Lo aveva anticipato, del resto, all'indomani della doccia fredda dell'Appello. 'Le sentenze si impugnano, non si commentato', aveva detto senza tanti giri di parole e lontano dal darsi per vinto. Adesso più che mai. 'Ribadisco, e con maggior forza, quanto ho già avuto occasione di dire: rispetto la sentenza, ma non posso condividerla anzi, la ritengo traballante”.

Dopo aver studiato a fondo le motivazioni della Corte presieduta dal giudice Mario Lucio D'Andria (che erano state depositate il 19 luglio), l'avvocato si è detto convinto che lo stravolgimento del ruolo della giovane Ala e la dinamica dell'evento delittuoso costituisca uno spiraglio per il suo assistito. “Insieme al collega Pierfrancesco Bruno (il noto penalista romano che rappresenta la giovane moldava, ndr) – ha spiegato Valentini - abbiamo esaminato a fondo le carte, da cui si evince chiaramente che le due sentenze sono in contrasto e che le ricostruzioni dei fatti sono completamente diverse l'una con l'altra. Per quanto non la approvi – ha aggiunto l'avvocato - quella di primo grado presupponeva la logica della premeditazione, aggravante che viene a mancare nella ricostruzione della Corte d’appello”. Che, infatti, definisce il delitto “d’impeto”, stravolgendo la dinamica dell’evento delittuoso. “Secondo l’assunto accusatorio della Corte viterbese, Esposito ed Ala si erano sbarazzati di Tania per coronare il loro sogno d’amore e, solo in un secondo momento, avevano ucciso Elena; per i giudici capitolini, invece, è l’esatto contrario”.

Adesso, mentre il ricorso è stato pressoché terminato (“giusto il tempo di rileggerlo, perfezionarlo e, nel caso, di apporvi ulteriori dettagli”), c'è ancora un asso nella manica che il pool difensivo, per il momento, non ha calato: il sopralluogo nella villetta di Cannicelle – presunto teatro dell'uccisione di Tania ed Elena – da parte dei consulenti di parte Luciano Garofano e Giorgio Portera. I legali avevano anticipato l'ipotesi di un'ispezione già qualche settimana fa, dandola per imminente, ma poi, con l'estate di mezzo, i tempi si sono allungati.






Facebook Twitter Rss