ANNO 16 n° 274
Noir di Gradoli - 'Ho mentito perché confuso e sotto pressione'
In udienza emergono altre incongruenze nelle dichiarazioni di Paolo Esposito
12/03/2011 - 17:12

“Sono due anni che mi torchiano, mi tengono in una morsa minacciando di non farmi vedere più Erika. Ero e continuo ad essere sotto pressione, ma adesso sono lucido e la verità è quella che sto raccontando ora”. Ha risposto in questo modo Paolo Esposito alle domande incalzanti fatte dall’avvocato di parte civile Luigi Sini nel processo che lo vede imputato, con la cognata-amante Ala Ceoban, con l’accusa di duplice omicidio ed occultamento di cadaveri.

 

Dopo un inizio in cui sembrava aver superato le difficoltà della precedente udienza, in cui era apparso molto nervoso e teso ed in cui aveva affermato che le “dichiarazioni rese al gip non erano veritiere”, Esposito è di nuovo ‘crollato’ quando il legale di Elena Nekifor (madre di Tatiana Ceoban, una delle due donne scomparse da Gradoli nel 2009), ha mostrato le varie incongruenze con quanto detto dallo stesso Paolo agli interrogatori precedenti e successivi al suo arresto. Ad essere contestati sono stati soprattutto gli spostamenti che lui avrebbe fatto il 30 ed il 31 maggio, in cui avrebbe omesso i viaggi ad Acquapendente e Santa Fiora, o di cui avrebbe segnalato orari diversi da quanto detto in tribunale,  e di aver nascosto agli inquirenti la relazione avuta con Ala.

 

Smarrito ed alla ricerca di uno sguardo o di un consiglio da parte dei propri difensori, Esposito ha poi affermato che in passato aveva detto cose sbagliate perché “confuso” e si è rivolto al suo legale Valentini dicendogli: “Enrico tiriamo fuori questo foglio”. Si trattava del verbale dell’interrogatorio fatto dal pm Renzo Petroselli il 19 giugno del 2009, perché da quella data, secondo Esposito, sarebbe iniziata l’eccessiva pressione di lui: “Hanno detto che non avrei più rivisto Erika – ha dichiarato – cosa che è successo, perché non ho più avuto colloqui né con lei né con i miei genitori ed a nulla sono valsi gli scioperi della fame che ho fatto”.

 

Ma questa tesi non ha affatto convinto accusa e parte civile. “Possibile che per due giorni non si è informato se Tania ed Elena stessero bene? Non le è sembrato strano che partissero per Roma il sabato sera, considerando che Tatiana non aveva neanche la patente, e che fossero andate là per ritirare il passaporto e per fare un vaccino alla ragazza quando il giorno dopo era domenica?” ha domandato poi Sini.

 

“Perché mi sarei dovuto preoccupare – ha risposto Esposito – non era la prima volta che andavano a Roma e stavo tranquillo per Elena perché era con la madre. Mi sono agitato solamente quando il primo giugno la madre di Tania ha chiamato allarmata perché non riusciva a mettersi in contatto con lei, allora sono andato dai carabinieri di Gradoli”.

 

“La bambina non le chiese perché Tatiana non fosse alla sua recita scolastica la mattina del primo giugno? - ha invece chiesto il pm – non le sembrava strano che non fosse presente?”.

“Erika non mi chiese nulla della madre – ha ribattuto Esposito – solo alcuni giorni dopo che non la vedeva e che aveva notato movimenti strani in casa, come la presenza dei carabinieri, mi domandò dove fosse e quando sarebbe tornata. Io le risposi che non lo sapevo e lei disse ‘che tanto se lo immaginava che prima o poi se ne sarebbe andata’”.

 

L’accusa hai poi chiesto se lui sapesse da dove provenissero le tracce ematiche rinvenute nella cucina della villetta di Cannicelle ed Esposito ha saputo dare una risposta solamente per quelle trovate sul termosifone e sul pomello della tenda: “Uno o due anni prima Tania si tagliò il polpastrello con un osso di agnello mentre lo stava preparando – ha dichiarato – e si è avvicinata alla finestra per vedere meglio, in quella occasione il sangue deve aver macchiato quelle parti”.

 

L'interrogatorio di Esposito continuerà questa mattina, quando sarà la volta della difesa.

 

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