

Puntuali, precisi e, forse, anche più duri del pm Renzo Petroselli. Gli avvocati di parte civile Claudia Polacchi e Luigi Sini, durante le rispettive requisitorie nell’Aula 4 del palazzo di giustizia viterbese, non hanno risparmiato nessuno. Neppure i periti della difesa, Luciano Garofano e Giorgio Portera, che, sebbene non siamo mai entrati nella villetta di via Cannicelle, sono stati “capaci – ha detto la Polacchi - di negare la positività di alcune tracce ai test per la rilevazione del sangue”. Tracce ematiche che, come ormai arcinoto, erano state rinvenute nella cucina ed appartenevano a Tatiana Ceoban.
Anche oggi, in tribunale, è andato in scena il processo in Corte d’assise che vede sul banco degli imputati i presunti amanti diabolici Paolo Esposito ed Ala Ceoban, accusati di aver ucciso Tania e la figlia adolescente Elena, e di essersi poi sbarazzati dei loro corpi. A quasi due anni dalla misteriosa scomparsa delle due donne, che risale al 30 maggio 2009, il procedimento penale volge alle battute finali: il 27 aprile sarà il turno di Mario Rosati ed Enrico Valentini (legali di Esposito), il 4 maggio di Piefrancesco Bruno (avvocato di Ala). Il 6 maggio sono previste le repliche di parte e, il giorno successivo, la Corte, presieduta dal giudice Maurizio Pacioni, emetterà la sentenza.
Ma torniamo alle arringhe degli avvocati Polacchi e Sini che, come aveva fatto giovedì il pm Petroselli, hanno respinto con forza la tesi dell’allontanamento volontario: troppi i progetti a breve termine che Tania aveva in serbo. Il vaccino di Elena, l’operazione alle adenoidi il mese successivo alla scomparsa, il viaggio in Moldavia in agosto. E, infine, l’acquisto di una casa a Gradoli. Tania, insomma, non aveva alcun motivo per andarsene. Tanto più che Esposito ed Ala, sempre per i legali, hanno raccontato un mucchio di balle: su quelle due giornate del 30 e 31 maggio, in primis, che avevano trascorso insieme. L’avvocato di parte civile Polacchi ha anche aggiunto, in conclusione, che tutte le cattiverie dette durante il processo da Ala e Paolo su Tania “l’hanno uccisa due volte”. Quindi la richiesta di condanna per i due imputati, con il pagamento di una provvisionale per risarcire i parenti delle vittime.
L'avvocato Sini, legale di Elena Nechifor (madre di Tania ed Ala), invece, ha chiesto la condanna soltanto per Esposito. 'Per la Ceoban non ho rassegnato le conclusioni, perché la mia assistita non se l'è sentita di chiedere la condanna per la figlia'.
Il collegio difensivo, dal canto suo, si è mostrato polemico, ostentando, però, sicurezza. “Le requisitorie dell’accusa e della parte civile si basano sui se e sui ma. Noi dimostreremo tutte le lacune emerse sia durante la fase dell’indagini, sia nell’ambito del processo”, ha detto l’avvocato Rosati.