

Tatiana aveva una relazione con un misterioso uomo e nel giro di poche settimane si sarebbe trasferita in un'altra casa, sempre nel centro di Gradoli. Sono queste le novità emerse nell'udienza di oggi nel processo che vede imputati Paolo Esposito e la cognata - amante Ala Ceoban, con l'accusa di duplice omicidio ed occultamento di cadaveri.
Secondo quanto riferito da Esposito, Tania nell'estate del 2008 gli avrebbe confidato di aver iniziato a frequentare un uomo, di cui però non avrebbe detto il nome, che aveva all'incirca l'età di Paolo, lavorava nell'arma dei carabinieri ed abitava a Viterbo. Un uomo che non è Gioacchino Catalucci, l'ex sottufficiale dell'Aeronautica che un'amica di Tania aveva indicato come possibile 'amante' della donna, ma che il diretto interessato aveva categoricamente smentito. Sempre secondo quanto dichiarato da Esposito, nei progetti di Tania ci sarebbe stata, eventualmente, la volontà di sposare l'ex militare per ottenere poi la pensione: un matrimonio farsa in sostanza.
'Pochi giorni prima della loro scomparsa - ha aggiunto l'elettricista - Tatiana mi ha detto che era ancora indecisa su come si sarebbe evoluta la loro storia e che voleva passare alcuni giorni con lui per decidere il da farsi. L'idea era di acquistare una casa a Gradoli, che io le avrei ristrutturato, e lì si sarebbe trasferita con Elena e la piccola Erika, che io avrei potuto vedere ed ospitare quando volevo. Non ero assolutamente contrario a questo, anzi la incoraggiavo: per me sarebbe stato meglio così, mi avrebbe lasciato finalmente in pace'.
Dalla lettura di uno degli 11mila sms, risalenti al 2007, che si sono scambiati Ala e Paolo, è emerso, inoltre, che Tatiana avrebbe avuto due passaporti, uno moldavo ed uno russo, che non sono mai stai ritrovati durante le perquisizioni nella casa di via Cannicelle. Perquisizioni che hanno sollevato alcuni dubbi nell'avvocato della difesa Enrico Valentini: nell'ingrandimento di una fotografia scattata l'11 giugno (giorno in cui è stata sequestrata la villetta), nella cucina si vedrebbe il Motorola che il 4 agosto successivo è stato rinvenuto nei locali di via Piave ed in cui si trovava la Sim card che usava abitualmente Elena fino alla sua scomparsa. Se fosse realmente così, come sarebbe potuto arrivare il cellulare nell'ex circolo di An se la casa era sotto sequestro?
Ulteriori perplessità nelle modalità delle indagini e degli interrogatori sono state sollevate dall'altro legale di Esposito, Mario Rosati, soprattutto per quanto riguarda il giorno in cui il suo assistito è stato arrestato (1° luglio 2009). '''I carabinieri mi sono venuti a prendere a casa la mattina presto, verso le 7,30, sostenendo che mi dovevano portare da un giudice - ha dichiarato l'imputato - ma invece di andare direttamente a Viterbo, con l'auto mi hanno fatto fare per due volte il giro intorno al lago di Bolsena, chiedendomi continuamente di confessare. Mi urlavano nelle orecchie 'Dove hai messo i corpi?'. Durante il tragitto, poi, non mi hanno permesso di rispondere al cellulare e poi lo hanno spento''.
Esposito ha dichiarato, infine, che i carabinieri ed il pm lo avrebbero intimidito più volte minacciandolo di portargli via la figlia se non avesse confessato.