


VITERBO – (An. Ar.) ''Noi non chiediamo il divorzio, chiediamo il matrimonio'', dice questa ragazza dall'accento siciliano, megafono e piglio battagliero, sotto al monumento ai Facchini di Santa Rosa in piazza della Repubblica. I trenta presenti applaudono, convinti.
Eccola, la risposta viterbese al Circo Massimo, ai due milioni di persone (secondo gli organizzatori, anche se ci sono studi che dimostrano che in quel posto possono entrarci fino a 300mila persone, non di più) che fino a qualche ora prima avevano animato il Family Day. Quelli contro il disegno di legge Cirinnà, la stepchild adoption, a difesa della famiglia tradizionale, appunto. Questi – studenti, associazioni, comuni cittadini – per la libertà di scelta e di amore, per i diritti, soprattutto, a prescindere dal sesso.
Certo, l'adesione è quello che è, le solite facce, le solite persone impegnate in una battaglia che affonda le sue radici negli anni Settanta e che in Italia è ancora in corso, mentre altrove – basta dotarsi di una mappa dell'Europa – è già stata abbondantemente archiviata. C'è Peppe Sini, allora, mitologico Savonarola (copyright de Il Messaggero). C'è Franco Marinelli di Solidarietà Cittadina: ''Sono passato da un funerale, quello di stamattina celebrato al Termalismo viterbese, ai matrimoni di questa sera'', scherza. C'è pure un paio di consigliere comunali, Maria Rita De Alexandris con l'emancipato cane Spencer e soprattutto Melissa Mongiardo, che dopo aver contribuito a far approvare il registro delle coppie di fatto al Comune di Viterbo è diventata una specie di mito, per questa gente: ''E' stata una battaglia di dignità – ricorda ora prendono il megafono per questioni di acustica e mica per piglio barricadero – Grazie a voi che l'avete combattuta, questa battaglia molto dura ma anche molto bella''.
CLICCA QUI PER VEDERE TUTTE LE IMMAGINI DELLA MANIFESTAZIONE
Ancora la ragazza di prima, basco e accento siciliano: ''Noi abbiamo bisogno di diritti – dice – Paghiamo le tasse come tutti gli altri, ma non possiamo costruirci una famiglia. E una famiglia sono due persone che si amano. Altrove, oggi, a Roma, hanno manifestato per scongiurare una cosa, l'utero in affitto, che è illegale e tale resterà anche dopo l'approvizione del ddl Cirinnà. Stanno difedendo qualcosa che noi non vogliamo toccare, e vale lo stesso per la famiglia tradizionale''.
Altri applausi, altri oratori, come questo signore che ricorda di essersi sposato, quarant'anni fa, con una lesbica, lui gay, soltanto per garantire entrambi quei diritti previsti per le famiglie tradizionali. Ecco le radici profonde di questa battaglia, ma anche quelle più fresche: ''Scusa, dove vanno a finire queste foto che stai scattando?'', chiede una ragazza che avrà al massimo 18 anni. Su Viterbonews24, è la risposta, perché? Basta uno sguardo per capire che i genitori non conoscono ancora l'orientamento sessuale della figlia. Tranquilla, non lo verranno a sapere certo da un giornale.