ANNO 16 n° 273
Nocciole, la Tuscia nell'atlante dei conflitti ambientali
Insieme al problema dell'acqua contaminata dall'arsenico e allo sversamento di rifiuti nelle cave
02/03/2020 - 06:43

VITERBO - La monocoltura del nocciolo nella Tuscia è stata inserita sull’Atlante dei conflitti ambientali, la prima piattaforma web italiana geo referenziata, di consultazione gratuita che raccoglie le schede descrittive delle più emblematiche vertenze ambientali italiane.

Ad annunciarlo il Biodistretto della Via Amerina e delle Forre: ''Nella scheda dedicata alla corilicoltura del viterbese vengono indicate la storia e l'evoluzione delle problematiche ambientali, nonché evidenziati gli impatti sulla salute, sull'ambiente e sul nostro territorio''.

La scheda (CLICCA QUI) è stata realizzata dal Centro di documetnazione conflitti ambientali e lo stesso biodistretto e lo stesso biodistretto-

Nella Tuscia, secondo questa specie di censimento, l’espansione dei noccioleti è il terzo conflitto ambientale in corso. Oltre alle nocciole vi appaiono il problema dell’acqua contaminata dall’arsenico, ''con concentrazioni superiori in molti paesi ai limiti consentiti dalle normative europee'', e lo sversamento di rifiuti nelle cave del Viterbese. ''Diverse inchieste della magistratura hanno messo in luce come nella Tuscia viterbese organizzazioni ecocriminali smaltiscono rifiuti tossici provenienti da tutto il territorio nazionale'', ricorda il sito. Per ognuno di essi si aprono schede dettagliate con i relativi approfondimenti per conoscerne la storia e restare aggiornati sulla loro evoluzionenel corso del tempo,

''L’Italia – si legge nella scheda relativa alle nocciole della Tuscia - ha un ruolo importante nella produzione mondiale di nocciole, è al secondo posto con il 13 % della produzione mondiale, l’80% di questa produzione va alla Ferrero. Per aumentare la produzione di materia prima proveniente dall’Italia, nel 2015 ha lanciato il progetto Nocciola Italia, in collaborazione con Ismea e siglando degli accordi con alcune regioni italiane per implementare la filiera.

Gli impatti ambientali e sanitari sui territori dove si fa già monocoltura sono particolarmente gravi, sopratutto nella zona dei Monti Cimini e quindi del Lago di Vico, in cui la monocoltura c’è da 30 anni.

A documentare e studiare il conflitto, provando a contrastarlo c’è il Bio-distretto Della Via Amerina, primo bio-distretto Italiano di 13 comuni, che coniuga cittadini, università e amministrazioni comunali per la tutela del luogo''.






Facebook Twitter Rss