ANNO 16 n° 275
''No cessione quote
Talete ad Acea''
Lo ribadisce il comitato per l'acqua pubblica nella diffida a Mazzola
11/03/2017 - 02:00

VITERBO – No alla cessione di quote Talete ad Acea. L'iter di sottoscrizione della diffida nei confronti del presidente della Provincia e dell'Ato Mauro Mazzola prosegue. Oltre 80 le firme bipartisan di consiglieri e amministratori comunali di Viterbo e provincia raccolte. Tra i firmatari i consiglieri comunali viterbesi Chiara Frontini, Sergio Insogna, il gruppo di Fratelli d'Italia, i sindaci di Grotte di Castro, Fabrica di Roma e Bassano in Teverina.

Un'adesione trasversale a dimostrazione che “la battaglia per l'acqua pubblica non è ideologica ma giusta” ha dichiarato Chiara Frontini del comitato Non ce la beviamo che a Mazzola manda a dire: “La diffida vuole essere un monito. Attenzione che i passi che nei prossimi giorni intende compiere verso la privatizzazione siano legittimi e anche legittimati da tutti i consigli comunali aderenti a Talete”.

Il presidente dell'Ato nei giorni scorsi aveva promosso un incontro con i sindaci della Tuscia ai quali i vertici Acea avrebbero dovuto illustrare l'offerta. Acea è stata l'unica società ad aver risposto alla ricerca di privati da parte di Talete. Ciò che risulta singolare è che il nome dell'azienda è il solo che da anni circola a Viterbo dopo le dichiarazioni che fece il presidente della Regione Zingaretti in occasione di una sua visita in città.

Non a caso infatti Bengasi Battisti, da sempre in prima linea per la difesa dell'acqua pubblica, estremizza: “Si trincerano dietro le leggi di mercato, in questa ottica allora le quote casomai dovrebbero essere cedute al miglior offerente”. Secco il suo no ad Acea e a qualsiasi privato voglia mettere le mani su un bene primario come l'acqua. “E' un bene pubblico da gestire con piccoli consorzi”.

E sulla tanto nominata legge regionale 5 puntualizza: “Si tratta di una legge di iniziativa popolare che la Regione Lazio ha approvato all'unanimità ma in realtà l'ha disinnescata con un articolo in cui si prevede che per renderla operativa occorre l'esecutività”.

Battisti propone di creare una rappresentanza di Comuni per incontrare il Prefetto e anche per un confronto con l'Anac sulle leggi di mercato.

Paola Celletti (Usb e comitato Ncb) ritiene che quanto sta avvenendo sia illegittimo dal punto di vista formale e procedurale. Nella diffida vengono spiegati i motivi: violazione dello statuto di Talete che all'articolo 5 vieta la possibilità di conferire azioni a soggetti diversi da enti locali costituenti le autorità d'ambito; l'ingresso di Acea in Talete deve essere approvato preventivamente da ogni consiglio comunale; violazione delle norme della concorrenza in quanto l'eventuale cessione di quote richiede sia esperita una gara.

Inoltre “Acea ha dimostrato nei territori che amministra una gestione insoddisfacente tanto che Frosinone e provincia hanno votato la risoluzione del contratto per i costi altissimi delle bollette e per inadempienze varie. Acea – prosegue - non investe capitali propri ma prestiti bancari e strumenti finanziari i cui costi sono riversati in bollette. E non essendo una onlus, sulla bolletta ricade anche il profitto che la società trae dall'esercizio di questa attività”.

E conclude con una domanda: “Visto che la possibilità di reperire capitale tramite prestiti bancari ce l'hanno anche altri soggetti pubblici che non fanno profitto, perché dobbiamo ricorrere alla privatizzazione?”.

Davanti a un pubblico formato da cittadini comuni e rappresentanti di varie amministrazioni comunali del territorio intervenuto nella sala d'Ercole di Palazzo dei Priori Chiara Frontini ribadisce la contrarietà all'ipotesi Acea e avvisa: “Il comitato proseguirà con ulteriori iniziative e atti concreti, come la diffida, a ostacolare il processo di privatizzazione a livello legale, amministrativo e politico”.

Presenti per il comitato Non ce la beviamo anche Francesco Lombardi e Rosanna De Marchi.






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