


Di Massimiliano Morelli
VITERBO - Premesso che ognuno è libero di far quel che vuole, con la “festa” dell’otto marzo alle viste leggo di iniziative pronte a stupire con gli effetti speciali ma che non risolvono il problema dei maltrattamenti alle donne stesse, che resta imperterrito dramma della nostra società.
Leggo per esempio che si può regalare non solo un fiore, ma addirittura un albero alle signore. Beninteso, un albero da piazzare a distanza, in qualche area dove il disboscamento la fa da padrone, non nel giardino o sul terrazzo della “fortunata”. Si sprecano le iniziative, chi organizza una mostra, chi un tour itinerante, chi resta nostalgico e si prepara a offrire mimose.
Ma resta il problema dei maltrattamenti nei confronti dell’altra metà del cielo. Secondo l’Istat il 31,5% delle 16-70enni (6 milioni 788 mila) ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale: il 20,2% (4 milioni 353 mila) ha subìto violenza fisica, il 21% (4 milioni 520 mila) violenza sessuale, il 5,4% (1 milione 157 mila) le forme più gravi della violenza sessuale come lo stupro (652 mila) e il tentato stupro (746 mila). Sempre secondo l’istituto di statistica le donne vittime di omicidio volontario nel 2019 in Italia sono state 111, lo 0,36 per 100.000 donne. Nel 2018 erano state 133.
Infine, sempre secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva: amici, colleghi, es compagni… Può bastare per dire “al diavolo le mimose” e fare qualcosa di serio?