


NEPI - E' partita a Nepi la raccolta di firme per aggiungere il nome della cittadina e di Sutri a quello della Diocesi di Civita Castellana. L'iniziativa è stata lanciata nel corso di un'assemblea, che si è tenuta sabato scorso 29 giugno, nella Sala Nobile del Comune di Nepi. Organizzata dal comitato per le Diocesi di Nepi e Sutri, ha visto la presenza, tra gli altri del sindaco Franco Vita.
La principale istanza dell’associazione, che ha come segretario Mario Angelini, è la messa a punto di una denominazione più completa per l'attuale Diocesi di Civita Castellana: secondo lo stesso Angelini, la storia di Nepi e Sutri come roccaforti del cristianesimo non è un dato da tralasciare, ma da integrare nella stessa definizione della circoscrizione vescovile civitonica. Non sarebbe corretto, stando alle ragioni del comitato, riferirsi alla Diocesi di Civita Castellana, bensì, con una storicità ritenuta più profonda, alla Diocesi di Civita Castellana, Nepi e Sutri.
È però dal 1986 che Sutri e Nepi, insieme ad altri centri, fanno capo per il culto cattolico alla sola diocesi civitonica: per il comitato quest’evidenza rappresenta una causa per cui battersi e per cui tentare di restaurare un’apertura all’inclusione.

Segretario Angelini, più o meno quanti presenti ha raccolto l’assemblea? Ha visto abbastanza partecipazione?
''La Sala Nobile era piena, con circa 70 sedie all’esterno e un videoproiettore. Abbiamo raccolto circa 500 firme in poco più di un’ora, quindi è riuscita molto bene. Siamo molto soddisfatti''
Cito alla lettera una frase, estrapolata dal discorso che ha pronunciato davanti ai presenti. Ha detto “Come in un film di Hitchcock, stiamo cercando la ragione e il colpevole”. Si prevede dunque una soluzione unitaria, al contempo memore delle antiche posizioni di prestigio?
''È proprio questo il punto, siccome non ci è stata mai detta la ragione di questo taglio, di questa soppressione. Mi riferisco soprattutto alla Diocesi di Nepi e Sutri, che ha un valore storico e religioso molto più importante della Diocesi riformata, che ha 10 secoli di storia di meno. La prima parte con l’istituzione della Diocesi ai tempi di San Pietro; la seconda parte dall’XI secolo, quindi parliamo di storie completamente diverse. Come se, improvvisamente, nelle debite proporzioni, si decidesse, siccome economicamente è più importante una città tipo Francoforte, New York o Londra, si decidesse che il papa non ha ragione di stare a Roma. Accorpare le Diocesi va bene, rinunciare ai nostri genitori, invece, mai. I nostri genitori sono Nepi e Sutri''.
Partendo sempre dalla sua esposizione, lei sottolinea – sue parole – i valori aggiunti della Diocesi di Nepi. Con quest’espressione ha inteso ricordare i vescovi formatisi a Nepi, divenuti cariche ecclesiastiche importanti?
''Anche. Non so quanti episcopi possono annoverare nelle loro file persone come San Pio V, il papa della battaglia di Lepanto, o San Carlo Borromeo, il più grande cardinale di Milano. Sono figure di assoluto rilievo, poi ci sono i vescovi del Novecento, che hanno fatto cose prestigiose nella nostra Diocesi. Sono valori aggiunti che sono rimasti: il santuario interdiocesano adesso è un lascito del vescovo Doebbing, che era il vescovo di Nepi e Sutri''
“Aggiungere, non sottrarre” costituisce il vostro motto. Può essere un traino per l’unione dei nostri popoli, delle nostre comunità?
''Dobbiamo accogliere, non sopprimere, perché sopprimere non serve a nessuno, né tantomeno a noi''
Si prevedono nuove manifestazioni, con Nepi come cuore propulsore per il futuro delle Diocesi del viterbese?
''Sutri ci ha già chiesto di organizzare un evento nel suo anfiteatro, quindi noi adesso stiamo procedendo con la raccolta di firme e contiamo di arrivare nell’arco di 2 mesi a un tetto minimo di 10.000. Dopodichè, le firme verranno consegnate nella Curia della Diocesi riformata (quella di Civita Castellana, ndr), sia al Ministero della congregazione dei vescovi a Roma: lì si giocherà la partita definitiva, anche perché non chiediamo lo smembramento o la divisione, a noi interessa l’unione. Adesso mancano due piedi al tavolo''
Una ricerca attiva e minuziosa delle verità storiche che non vuole arrestarsi: questa la promessa del comitato per l’unificazione delle Diocesi.