

Ci sono due impronte di scarpa lasciate sul pavimento di casa Burgato. Una più nitida, l'altra solo con l'immagine parziale della suola. Sono i segni lasciati dalle scarpe indossate dagli assassini di Rosetta e Paolo Burgato. Modelli da uomo, suole differenti, indicazione di almeno due persone sul luogo del delitto. Insieme ci sono tracce biologiche e reperti dai quali i carabinieri stanno cercando di ricavare i profili genetici degli assassini di Lignano Sabbiadoro.
Ma non sono i soli elementi sui quali lavorano gli inquirenti. C'è un testimone, ritenuto affidabile dagli investigatori, che ha parlato di un vecchio furgone verde notato lungo la strada che porta alla villetta di via Annia 12. Un ricordo fissato con precisione nel tempo: tra la mezzanotte e la mezzanotte e trenta di sabato scorso. La probabile ora del delitto. Alcune indiscrezioni hanno parlato anche di un secondo testimone che avrebbe notato il furgone (un vecchio modello Mercedes con targa straniera) e un uomo in piedi accanto alla portiera che sembrava lavarsi mani e collo con una bottiglia d'acqua. Un uomo robusto e muscoloso, a torso nudo e tatuato, ai piedi un paio d'anfibi e la testa rasata e che parlava una lingua dell'Est Europa.
Una voce già circolata nelle prime ore dell'inchiesta coordinata dal sostituto procuratore di Udine Claudia Danelon, ma che gli inquirenti avevano sempre smentito con fermezza. Anche ieri il capitano Fabio Pasquariello alla guida del Nucleo investigativo dei carabinieri di Udine, ha smentito questa ed altre ricostruzioni «fantasiose». L'idea di sicari professionisti arrivati da oltrefrontiera non viene scartata a priori ma è ritenuta quantomeno improbabile. L'unica certezza delle indagini è che chi ha ucciso i coniugi di Lignano Sabbiadoro non era solo. Una banda quindi. Gli inquirenti ieri hanno lanciato una sorta di appello a tutti i possessori di un furgone verde (o bicolore) che nella serata tra sabato e domenica scorsa possano essersi trovati per qualche motivo nella zona. «Se quel mezzo non c'entra con gli assassini escluderlo in fretta dalla scena del crimine eviterà di far perdere tempo ed energie preziose alle indagini». E di tempo, nonostante ieri la svolta nelle indagini era parsa vicina, ne servirà ancora per chiarire il giallo dei due coniugi di 65 e 69 anni trucidati nella loro villetta. I tecnici del Ris di Parma hanno chiesto almeno una settimana prima di completare gli accertamenti sul materiale sequestrato e sugli eventuali Dna dei killer. Si cerca, soprattutto, di fissare con maggior precisione l'ora del delitto e si scava tra le tracce dei cellulari attivi in quel momento nella zona di via Annia alla ricerca di una prova «tecnica» solida.
C'è poi l'indagine sul passato dei due coniugi. Quella che riguarda i soldi - i 60 milioni di lire - nascosti nella soffitta. Possibile che non sapessero di avere in casa, nascosti nel sottotetto, quei sessanta milioni? Su questo punto gli investigatori sono chiari: Paolo Burgato aveva una gestione finanziaria attenta, al limite del maniacale. Oggi i numeri di serie delle banconote trovate nel sottotetto saranno analizzati dagli esperti della Banca d'Italia. Un'operazione complessa e dai tempi lunghi. Si cerca di scoprire il periodo di fabbricazione e circolazione dei contanti.
A Lignano Sabbiadoro, nei bar pieni per l'aperitivo serale mentre fuori si scatena un nubifragio, si parla ancora di Rino Sostero, fratello di Rosetta, imprenditore edile notissimo nella zona. La sua impresa è fallita, il pronunciamento del Tribunale risale a pochi giorni prima del duplice delitto. Si scava anche nell'attività del figlio Michele, anche lui commerciante a Lignano come i genitori. I due negozi si trovano entrambi in via Udine, quasi dirimpettai. I coniugi vendevano casalinghi, souvenir, spade e coltelli per turisti, il figlio invece ha un giro di clientela di livello medio-alto, soprattutto abitanti di Lignano e proprietari di seconde case. Ma spesso, come succede nelle attività a gestione familiare, i clienti passavano da un negozio all'altro in base alle esigenze. Chi ha ucciso Paolo e Rosetta Burgato conosceva le loro abitudini. Li ha attesi al rientro in bicicletta lungo il vialetto che dà accesso al garage-lavanderia, ha rubato alcuni gioielli nascosti nell'appartamento, ha preso una mazzetta di 300/400 euro che Paolo Burgato teneva, come da abitudine, nella tasca destra dei pantaloni. Non un grosso bottino però, niente che possa spiegare tanta efferatezza sui corpi delle vittime. Ma non è chiaro se gli assassini abbiano trovato altro nella villetta. Magari soldi nascosti, come i quarantamila euro trovati dietro a un battiscopa. L'arcivescovo di Udine Andrea Bruno Mazzoccato, ieri sera durante la messa nella chiesa di Lignano Sabbiadoro, ha lanciato un appello alla comunità di questa cittadina che nei mesi estivi ospita quasi 300 mila turisti: «Al male possiamo resistere, ma si resiste assieme».
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