


ROMA - Una mamma gravemente disabile avrebbe bisogno del trasferimento del figlio carabiniere: l’uomo è stato già riconosciuto come “caregiver familiare” e beneficiario dei 3 giorni di permesso al mese garantiti dall’ex legge 104, ma la sua domanda per lavorare vicino alla casa dei genitori sembra essere stata vana.
Giuseppa, questo il nome della donna che convive con l’handicap, non può essere assistita dal marito 70enne “con malattie cardiovascolari”, a cui si sono aggiunti altri problemi di salute che “limitano sostanzialmente le capacità fisiche” tanto da impedirgli “di poter contribuire all’accudimento della propria consorte”. I genitori del carabiniere, disperati, hanno indirizzato una lettera al Ministro della Difesa e al Comandante generale dell’Arma per raccontare il proprio profondo disagio.
Il figlio di Giuseppa ha dichiarato che le istituzioni sono in sofferenza in quanto a organico, tanto da portare, a seconda dei casi, a passare sopra a diritti garantiti dalla Costituzione. Nel 2021 l’Arma contava 108mila dipendenti, a fronte dei 119mila stabiliti dalla legge: la differenza è di 11mila carabinieri. Il gap, a detta del rappresentante delle forze dell’ordine, nel 2025 rimarrà comunque di circa 4-5 mila unità in meno. “A nulla – ha affermato - servono i ricorsi interni, le memorie o qualsiasi atto amministrativo”.
Si riscontrano inoltre delle discrepanze tra i giudizi interni stilati dai carabinieri con il supporto di un organismo sanitario e quelli formalizzati dall’Asl competente. Nell’ambito degli spostamenti, invece, viaggiare per lunghi tragitti per recarsi dalla propria famiglia incide in modo consistente sulle proprie finanze, se si è costretti a vivere lontano.
Nonostante Giuseppa e suo marito abbiano manifestato serie problematiche di salute, ricevono dinieghi da sei anni, con un’altra figlia che non può assisterli a causa della sua residenza in un altro comune.
Secondo la donna, l’Arma “è una grande istituzione e purtroppo tanti altri carabinieri stanno subendo quello che sta subendo mio figlio e questo è sbagliato. Loro devono aiutare, non ostacolare, perché qui c’è una sofferenza: la mia e di tutte le famiglie che hanno questi problemi”. L’appello è diretto all’istituzione, in modo che valuti l’importanza del suo caso e sappia dimostrare l’auspicata comprensione.