ANNO 16 n° 275
'Ndrangheta in Umbria
Immobile nella Tuscia
nel mirino dei Ros
Spunta anche impianto fotovoltaico
intestato al padre di uno degli arrestati
11/12/2014 - 00:45

VITERBO – Ci sarebbe anche un fabbricato nell'area sud della provincia viterbese tra i beni finiti nel mirino dei carabinieri del Ros nell'ambito del blitz ''Quarto passo''. Lo stesso che, alba di ieri ha portato all'arresto di sessantuno persone.

I reati, contestati a vario titolo, vanno dall'associazione di tipo mafioso all'estorsione e all'usura, fino al danneggiamento, alla bancarotta fraudolenta, e alla truffa. Ancora: trasferimento fraudolento di valori, traffico di stupefacenti e sfruttamento della prostituzione.

Le perquisizioni, oltre che nelle province di Viterbo e Perugia, sono state eseguite anche a Roma, Crotone, Cosenza, Arezzo, Siena, Ancona, Macerata, Caserta, Bologna e Varese, nonché in Germania.

Ma per quanto riguarda la Tuscia, c'è dell'altro. Se nell'inchiesta ''Mafia Capitale'' era finito un distributire di benzina a Vitorchiano è un appartamento a Fabrica di Roma, nell'indagine perugina oltre al fabbricato ci sarebbe anche un impianto fotovoltaico a Bassano Romano. Su di esso erano concentrate le attenzioni di uno degli arrestati, A.L.: nel fascicolo viene evidenziato dal gip Alberto Venoso che l'impianto sarebbe stato ''fittiziamente intestato'' al padre dell'arrestato, mentre la gestione, di fatto, era del figlio.

Emergono nel frattempo indiscrezioni circa l'organo grammi del sodalizio criminale, che era capeggiato da Natalino Paletta ed operava a Perugia e provincia dal 2008 e l'inchiesta, spiegano gli investigatori, ''ha documentato le modalità tipicamente mafiose di acquisizione e condizionamento di attività imprenditoriali, in particolare nel settore edile, anche mediante incendi e intimidazioni con finalità estorsive''. Imprenditori perugini costretti ad emettere false fatture per dissimulare gli illeciti pagamenti, nonché a cedere le proprie imprese agli indagati (o a loro prestanome). E' emerso che alcuni imprenditori venivano sostituiti nella gestione dell'azienda da alcuni degli indagati che, dopo aver privato l'azienda delle sue linee di credito, ne provocavano la bancarotta fraudolenta. Venifanno fatte anche truffe in danno di fornitori di materiali edili, che venivano rivenduti a ricettatori calabresi titolari di imprese che li reimpiegavano per costruire edifici e fabbricati in Umbria, Toscana e Calabria. Un'altra componente del sodalizio, facente capo a Francesco Pellegrino, rubava materiale edile e macchine operatrici nelle Marche, per rivenderle sul mercato legale o a ditte calabresi. I 'considerevoli proventi illeciti' dell'organizzazione criminale ''sono stati reimpiegati per acquistare beni immobili ed attività commerciali nel settore dell'intrattenimento e del fotovoltaico, anche intestati a prestanome'', per ''dissimulare la reale riconducibilità dei beni alla cosca'', spiegano i Ros.

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