

VITERBO – (b.b.) Il fatto non costituisce reato. Sono stati assolti con formula piena l’imprenditore Fabio Angelucci e la dottoressa Sabrina Inciocchi, accusati di lesioni e omicidio colposo ai danni di un 75enne, caduto nei bagni della clinica Santa Teresa e poi morto in ospedale dieci giorni dopo.
È il 13 aprile 2009, quando M.D. arriva in ospedale con un’importante emorragia alla bocca. Per mancanza di posti letti, viene trasferito alla clinica Santa Teresa, ancora ospitata nei locali di viale Trieste.
Passano due giorni, le condizioni dell’uomo si stabilizzano, poi l’incidente. Il 75enne, a causa di un giramento di testa, mentre è in bagno cade e si rompe il femore. Quindi, un nuovo viaggio verso il pronto soccorso. Torna a Belcolle, ma dopo dieci giorni, muore.
Imputati per la sua morte, il rappresentante della società Ro.Ri. che gestisce la Clinica Santa Teresa, Fabio Angelucci, e la dottoressa di turno in ospedale il 24 aprile, Sabrina Inciocchi. L’uno non avrebbe garantito la necessaria assistenza all’uomo durante la degenza nella struttura, l’altra avrebbe agito con leggerezza, non riconoscendo l’importante emorragia conseguente alla caduta.
Dopo mesi di calvario giudiziario, finalmente la fine. Non c’è penale responsabilità per la morte dell’uomo.
La sentenza del giudice Silvia Mattei, arrivata dopo poco meno di un’ora di camera di consiglio, accoglie solo in parte le richieste formulate dal pubblico ministero, che per l’imprenditore aveva chiesto l’assoluzione, mentre per la dottoressa una pena di 6 mesi.
Assolti entrambi.
In aula, la palese commozione degli imputati e dei loro difensori, che si mescola all’indignazione dei parenti del 75enne. La moglie e i figli dell’uomo, che si sono costituiti parti civili nel processo, speravano in una decisione ben diversa.