ANNO 16 n° 274
Morto suicida: chiesto il giudizio del ministero di giustizia
Imputati due agenti penitenziari, parti civili la famiglia di Sharaf Hassan e l'ambasciata d'Egitto
11/02/2022 - 09:33

di Andrea Stefano Marini Balestra

VITERBO - E’ proseguito ieri davanti alla Giudice dr.ssa Elisabetta Massini del Tribunale di Viterbo il processo a carico di due agenti della polizia penitenziaria accusati di maltrattamenti nei confronti di un detenuto, poi morto suicida.

Stiamo parlando della fine di Sharaf Hassan, giovane egiziano ristretto per reati comuni (condanna a tre anni per rapina e spaccio) presso il carcere della nostra città, trovato impiccato nella cella di isolamento nel luglio 2018. Benché soccorso, quindi portato all’Ospedale di Belcolle, non sopravvisse.

Le ragioni della morte interessarono la Procura di Viterbo che aprì un fascicolo per istigazione al suicidio nei confronti di ignoti. Il pm Pacifici, all’esito di indagini chiese l’archiviazione.

Non furono dello stesso parere i legali della famiglia di Sharaf Hassan che chiesero la riapertura della indagini. La Procura generale di Roma ha chiesto l’avocazione del caso dalla Procura di Viterbo revocando la richiesta di archiviazione.

La Procura generale ipotizzò nel caso la possibile consumazione dei reati di tortura, omicidio colposo, falso ideologico e omissione di soccorso nei confronti di chi ebbe a che fare con il detenuto Hassan durante la sua permanenza in carcere.

In ogni caso, stralciata la posizione di due agenti, che appunto, sono ora a processo.

Nella udienza di apertura del dibattimento, i familiari della vittima (la madre, la sorella ed un cugino di Hassan) si sono costituiti parte civile assistiti dagli avvocati Barelli ed Andreani, ammessa la costituzione della ambasciata d’Egitto, ma respinta la quella di una ONG egiziana per difetto di un’ipotesi dannosa nei propri confronti.

Importante, però, che il giudice abbia costituito responsabile civile il Ministero della giustizia per culpa in vigilando di suoi agenti della penitenziaria.

Ciò significa, che in ipotesi di condanna, i danni anche morali subiti dalla parte civile potranno essere chiesti al ministero.

Il processo proseguirà il prossimo 28 marzo per inizio della prove, ma anche per consentire al Ministero, entro quella data, di essere assistito da un difensore.

 






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