ANNO 16 n° 275
Morte di Valentina Rubino, 7 anni e mezzo al fidanzato
Il 27enne perse il controllo della vettura con quattro persone a bordo
13/02/2024 - 12:12

VITERBO - È stata confermata la condanna a sette anni e mezzo di reclusione per il fidanzato A.R di Valentina Rubino, la 24enne di Viterbo che due anni fa, nella notte del Torch Day, rimase coinvolta in un grave incidente stradale sulla Cimina.

“Ero io al volante', ha confessato il fidanzato qualche giorno dopo, quando si è consegnato alle autorità. “Ero io al volante. Sono sopraffatto dal dolore e dal rimorso', ha ribadito al pubblico ministero Michele Adragna, rispondendo poi a tutte le domande dello gip durante l'interrogatorio di garanzia del 25 marzo 2022.

La sentenza di primo grado è stata retrodatata al 30 novembre 2022, nove mesi dopo il tragico incidente avvenuto all'incrocio di San Martino al Cimino nella notte tra l'1 e il 2 marzo di due anni prima, in seguito al quale, dopo due giorni di agonia la vittima è deceduta all’ospedale del Belcolle.

Solo venerdì scorso, 9 febbraio, la corte di cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, che aveva confermato la sentenza di primo grado. La condanna è di sette anni e mezzo di reclusione. L'imputato, un giovane egiziano che aveva 25 anni quando fu arrestato per omicidio stradale e lesioni stradali multiple, ha potuto beneficiare di uno sconto di pena di un terzo grazie al giudizio abbreviato richiesto dal suo avvocato difensore, Marco Valerio Mazzatosta.

È stato l'avvocato Mazzatosta ad accompagnare il 27enne in caserma per consegnarsi, ma solo una decina di giorni dopo ha ammesso di essere alla guida dell'auto. Era lui a guidare l'Alfa Romeo intestata al padre di Valentina (insieme a quattro amici, due uomini e due donne) quando, intorno alle 2, è sbandata al km 11 nei pressi dell'incrocio per San Martino.

Oltre alla guida in stato di ebbrezza, il 25enne è stato denunciato per guida con patente revocata. Come circostanza attenuante è stato ammesso che la vittima non indossava la cintura di sicurezza.

Una decina le parti civili, assistite da tre diversi avvocati, sono state riconosciute provvisionali superiori a 100.000 euro e il diritto a richieste di risarcimento quantificate in sede civile. Tutti erano estremamente calmi, sia all'interno che all'esterno dell'aula, nonostante l'ovvietà del calvario a cui erano stati sottoposti.

Le condizioni della ventiquattrenne si sono presto aggravate e non c’è stato niente da fare, nonostante le disperate misure di salvataggio del personale medico dell'ospedale di Bercalle. Il decesso è stato confermato sabato 5 marzo, dopo quattro giorni di ospedale e una gara di solidarietà per mobilitare l'intero Stato per trovare una sacca di sangue 0Rh negativo, lasciando indietro il padre e il fratello Vincenzo.

Anche l'altra ragazza nell'auto era in gravi condizioni ed è stata immediatamente ricoverata nel reparto di terapia intensiva, anche se non in pericolo di vita.






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