ANNO 16 n° 274
Morlacchi di bronzo: prima medaglia azzurra
31/08/2012 - 09:47

Chi vuol capire la Paralimpiade faccia un salto (anche virtuale o via tv) all'Aquatic Center, esaurito mattina e sera. Rimarrà abbagliato e sbalordito. Qui ha esultato ieri Federico Morlacchi, prima medaglia azzurra, bronzo di quelli che fanno emozionare nei 100 farfalla, con una rimonta di due posizioni negli ultimi 50 metri: «La mia ragazza era qui, chissà se è riuscita a seguirmi, ma è per lei. Che bello con così tanta gente». Varesino di Luino, con una ipoplasia del femore alla gamba sinistra, rimasta più corta, 19 anni a novembre, nuota da quando aveva tre anni, si allena anche sei ore al giorno, l'ingegneria biomedica come obiettivo futuro. «Una bellissima ricompensa dopo due anni di fatiche».

In piscina ci si stupisce. Ci sono state due gare fantastiche. La gioia di un oro con abbinato record del mondo è arrivata per Dong Lu fra le donne e Tao Zheng (con il suo compagno Hongguan Jia a vincere l'argento) fra gli uomini nella categoria S6. Sono cinesi e sono senza braccia. Completamente. Gareggiano insieme ad atleti che le braccia le hanno. Magari non muovono le gambe. O hanno una paralisi cerebrale. La classificazione nel nuoto paralimpico non avviene per uguale disabilità, ma per capacità funzionale: l'importante è che si abbiano le stesse possibilità in acqua. La meraviglia delle differenze che stanno insieme. Gli altri usano le braccia. Loro arrivano colpendo la piastra con la testa. Un colpo duro, come si può capire. Dong Lu è stata amputata per un incidente e ha sempre avuto la famiglia vicino: «Sono in Cina, mi hanno detto che quando tornerò mi cucineranno qualcosa di delizioso come costolette stufate».

Tao, Hongguang e Dong devono ringraziare Junquan. Se sono arrivati fin qui è grazie alla strada che ha segnato lui. Che è ancora qui a Londra a fare da chioccia ai giovani. La sua quarta Paralimpiade: a Pechino fece impazzire i cinesi. Il Water Cube era solo per lui, anche se le medaglie sono state 4 e una sola d'oro. Non ha le braccia e le spalle. Disarticolato. A cinque anni lo attraversò la corrente elettrica mentre giocava. È nato povero in un paese povero della Cina profonda. Prima di Sydney conosce una donna. Si innamorano. Ora hanno un figlio nato nel 2008, quando una sua gara è entrata nella storia paralimpica. Anche se vinse l'argento: oro perso per soli 12 centesimi. Favorito nei 50 dorso, la sua gara, era primo nella finale. Stava per toccare il bordo piscina del traguardo, con la testa. Lo fa con la testa: «A volte avevo male a collo e schiena per questo». L'atleta dietro di lui allungò il braccio e vinse. La folla al Water Cube fece silenzio come mai in quei giorni. Poi capì e lo applaudì più che se avesse vinto l'oro. Le vittorie, in particolare i quattro successi ad Atene 2004, gli hanno cambiato la vita. E non solo a lui: «I premi mi sono serviti per la mia associazione che aiuta i bambini e i disabili». In Cina, le persone con disabilità sono vicine ai 100 milioni. E Junquan sa quanto, per ognuna di loro, sia importante lo sport. Dong, Tao e Hongguang hanno visto lui e ora hanno un oro al collo.

corriere.it






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