

VITERBO - Monsignor Carlo Maria Viganò è accusato di scisma. L'ex Nunzio in Usa è stato citato dal Dicastero della Dottrina delle Fede perché si presenti e prenda visione ''delle accuse e delle prove circa il delitto di scisma di cui è stato accusato'', cioè, come si legge nell’atto di citazione, ''affermazioni pubbliche dalle quali risulta una negazione degli elementi necessari per mantenere la comunione con la Chiesa Cattolica; negazione della legittimità di Papa Francesco, rottura della comunione con Lui e rifiuto del Concilio Vaticano II''.
Viganò più volte aveva criticato Bergoglio arrivando a chiederne le dimissioni. Nei mesi scorsi aveva annunciato che 'villaggio monastico all'eremo della Palanzana a Viterbo diventerà una casa di formazione per chierici che prenderà il nome di Collegium traditionis'', ossia ''una struttura di vita clericale in comune da destinare a chierici e religiosi fatti oggetto delle epurazioni bergogliane''.

Sulla vicenda a gennaio era intervenuta anche la diocesi di Viterbo: ''La vicenda è stata seguita per quanto possibile, visto il contesto relativo a una proprietà privata che fa riferimento a un'associazione non legata alla diocesi di Viterbo - aveva scritto - I sacerdoti e i religiosi che in qualche modo sono presenti in questo eremo non sono incardinati nella diocesi di Viterbo. Tutte le questioni relative alle vicende, pregresse e attuali, legate a questo luogo e alle persone che a titolo diverso vi fanno riferimento, sono all'attenzione delle autorità ecclesiastiche e dei dicasteri competenti''.

Riguardo la citazione da parte del dicastero della Dottrina della Fede, Viganò ha risposto con una nota diffusa sui social: «Considero le accuse rivolte nei miei riguardi come un motivo di onore. Credo che la formulazione stessa dei capi d’accusa confermi le tesi che ho più e più volte sostenuto nei miei interventi. Non è un caso che l’accusa nei miei confronti riguardi la messa in discussione della legittimità di Jorge Mario Bergoglio e il rifiuto del Vaticano II: il Concilio rappresenta il cancro ideologico, teologico, morale e liturgico di cui la bergogliana ’chiesa sinodalè è necessaria metastasi''.