


VITERBO – Bullismo, una pericolosa sfida online o un gesto maturato in solitudine? Al momento ogni ipotesi resta sullo sfondo. A chiarirlo è il procuratore capo di Viterbo, Mario Palazzi, che invita alla massima prudenza sulla morte del 13enne trovato senza vita sotto la finestra di casa, nel quartiere Paradiso. “È prematuro fare qualsiasi ipotesi – sottolinea – per capire cosa è accaduto bisogna attendere l’esito delle indagini e degli accertamenti”.
L’inchiesta, coordinata dal pm Michele Adragna, procede contro ignoti per istigazione al suicidio. Un atto dovuto, spiegano dalla Procura, per consentire verifiche a tutto campo e non perché al momento vi siano elementi concreti che facciano pensare al coinvolgimento di terze persone. Le indagini sono serrate e condotte nel massimo riserbo.
Sotto la lente degli investigatori c’è soprattutto la vita relazionale e digitale del ragazzo. Il cellulare è stato sequestrato ed è ora al vaglio di un perito informatico incaricato di analizzare chat, messaggi e attività online, con particolare attenzione a eventuali contatti o contenuti sensibili. La madre avrebbe riferito agli agenti della squadra mobile che, nelle ore precedenti la tragedia, il figlio aveva trascorso molto tempo al tablet. Parallelamente, la polizia sta ascoltando insegnanti, compagni di classe e amici, per ricostruire il contesto scolastico e personale del giovane, anche alla luce del rientro a scuola dopo le vacanze natalizie, previsto poche ore dopo la tragedia.
L’obiettivo è comprendere cosa possa aver spinto il 13enne al gesto estremo e valutare ogni possibile traccia, digitale e non, utile alle indagini, anche in un’ottica di prevenzione.
La tragedia si è consumata nella notte tra il 6 e il 7 gennaio. A dare l’allarme è stata la madre che, affacciandosi alla finestra dell’appartamento al terzo piano di un condominio di via Palmanova, ha visto il corpo del figlio a terra. Secondo una prima ricostruzione, il ragazzo potrebbe essersi seduto sul davanzale prima di lasciarsi cadere nel vuoto per oltre dieci metri. Dalle prime indiscrezioni sull’autopsia, le lesioni più gravi sarebbero concentrate nella parte bassa della schiena, compatibili con l’impatto al suolo. Il decesso, inoltre, non sarebbe stato immediato, circostanza che spiegherebbe perché il corpo sia stato rinvenuto a qualche metro di distanza dal palazzo.
Il 13enne era arrivato a Viterbo dall’Ucraina insieme alla madre e alla sorella, oggi residente in Toscana, dopo essere fuggiti dalla guerra seguita all’invasione russa. Il padre è rimasto nel Paese d’origine. Frequentava la seconda media all’istituto Egidi e, nonostante le difficoltà iniziali legate alla lingua e al trasferimento, si era inserito rapidamente nel contesto scolastico e cittadino. Intanto prende corpo l’ipotesi che i funerali vengano celebrati in Ucraina, dove il giovane potrebbe essere sepolto. Una comunità intera resta in attesa di risposte, mentre la Procura ribadisce la necessità di rispetto, silenzio e cautela davanti a una tragedia che ha profondamente colpito la città.