ANNO 16 n° 272
Minacciato, aggredito e spedito in ospedale per un debito di droga
Presa di mira anche la madre del ragazzo: ''Mi avrebbero ammazzato se mio figlio non avesse pagato''. In tre alla sbarra
05/02/2020 - 06:46

CIVITA CASTELLANA - (b.b.) Un debito di droga per 180 euro che si sarebbe trasformato in minacce, aggressioni fisiche e atti persecutori.

A finire vittima di due uomini e una ragazza di origini americane, un 26enne di Civita Castellana che, a cavallo tra il 2016 e il 2017, assieme a sua madre, sarebbe stato in più occasioni minacciato di morte e picchiato. Persino spedito in ospedale.

''Avevo preso da loro 50 grammi di hashish a buffo: volevo rivenderli per saldare il pagamento dei 180 euro, ma alla fine così non è stato. Me li sono fumati – ha spiegato la giovane vittima in aula – da quel momento è iniziato il periodo più cupo della mia vita''.

In continuazione i tre lo avrebbero cercato per pretendere la restituzione dei soldi con minacce, violenza e toni aggressivi.

''Il primo luglio del 2016 stavo andando a Roma in autobus. Sono saliti anche loro, si sono avvicinati e hanno iniziato a prendermi a sberle, tirandomi la birra addosso. Ho chiesto all’autista di fermare il mezzo: volevo scendere a tutti i costi. Mentre ero sulle scale dell’autobus mi hanno preso a calci e pugni'' ha raccontato il 26enne. E quello non sarebbe stato che il primo di una lunga serie di episodi, che avrebbero coinvolto anche la madre, oggi 56enne.

''Ho scoperto dei guai di mio figlio il giorno in cui è stato aggredito sul pullman: quando sono tornata a casa dal lavoro i suoi abiti puzzavano di birra e aveva dei segni sul collo e sulla schiena. Così mi ha raccontato tutto''.

Nei giorni immediatamente successivi alla cessione di droga, i tre avrebbero anche sottratto il cellulare del ragazzo, con la promessa di restituirlo una volta saldato il debito: ''Ho personalmente incontrato uno di loro per dargli 100 euro – ha spiegato la madre del giovane – Ma non bastavano. Ne voleva altri 180. E di riavere indietro il telefonino di mio figlio, non se ne parlava. Questa storia è andata avanti per mesi. Ricordo ancora il 4 aprile del 2017: stavo andando a Roma con il treno. Nel mio vagone c’erano anche loro. Hanno iniziato a minacciarmi di morte, mi avrebbero ucciso se mio figlio non avesse dato loro i soldi che volevano. Non contenti, alla stazione, mi hanno buttato giù dal treno facendomi cadere a terra. Mi hanno rotto l’alluce del piede''.

La donna, insieme al figlio, si è costituita parte civile nel processo a carico dei tre, che devono rispondere di estorsione, stalking e lesioni aggravate.

''Denunciarli – ha concluso il 26enne – è stato necessario: hanno anche tentato di investirmi con uno scooter sotto casa di mia nonna. Per fortuna sono riuscito a nascondermi nel suo appartamento. Se non fossero arrivati i carabinieri, avrebbero sfondato il portone''.

Si tornerà in aula il 5 maggio.






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