


VITERBO - (s.l.) - Subito un tavolo interforze per monitorare e contrastare lo sfruttamento dei migranti in provincia di Viterbo.
Dopo l’ordine di arresto eseguito nei giorni scorsi nei confronti di un imprenditore dell'Alto Lazio che, secondo la procura, per circa un anno avrebbe impiegato in condizioni disumane e con paghe da fame tre richiedenti asilo come tagliaboschi, il sindacato di base si rivolge al prefetto Bruno perché sul fenomeno vengano potenziati controlli e uniti gli sforzi.
''Chiediamo l’istituzione di un tavolo – spiegano dalla sede dell’Usb in via Garbini – al qual partecipino tutte le parti in causa: sindacati, organi ispettivi e forze dell’ordine. Ognuno, in base all’ambito in cui opera, può mettere a disposizione le rispettive conoscenze. L’obiettivo potrebbe essere la formazione di una vera e propria squadra antisfruttamento o l’avvio di un monitoraggio sul lungo periodo – l’unico veramente efficace - contro il caporalato. Il tavolo, inoltre, potrebbe rivelarsi utile a fotografare il numero di uomini e mezzi a disposizione. E quindi a colmare le carenze dove si manifestino''.
Una iniziativa che non sarebbe differente a quelle già sperimentate in Prefettura in questi mesi su tematiche ed emergenze specifiche: dalla regolamentazione dell’uso di fitofarmaci ai protocolli contro le infiltrazioni criminali nelle attività produttive della Tuscia.
L’Usb, che sullo sfruttamento dei migranti nel Viterbese ha avviato un sondaggio, non ha dubbi: ''Il 100 per cento del lavoro migrante bracciantile è irregolare''. Ovviamente non tutte le situazioni sono identiche: “Esistono varie sfumature di irregolarità, dalle più lievi a quelle più gravi: in alcuni casi si arriva anche a 12 ore di lavoro per una paga di 35-40 euro al giorno’’. Il trucco usato dai datori di lavoro che non rispettano le regole sarebbe sempre lo stesso: ''Un contratto di facciata da esibire in caso di controlli e da cui risulta che gli operai lavorano tre ore al giorno per otto euro l’ora''.
Il sindacato lancia anche una proposta: una specie di marchio di qualità non solo sul cibo, ma anche sul lavoro che è servito per produrlo. E conclude: ''Nessuno può dire di non aver notato sia la mattina presto che la sera un viavai continuo di immigrati in bicicletta o a bordo di auto stipate verso i campi intorno a Castel d’Asso. Si parla di centinaia di persone. Ogni giorno si rischia l'incidente. Abbiamo già visto come in altre zone d’Italia si siano verificate spesso tragedie per il modo in cui avvengono questi trasferimenti. Per questo chiediamo a Francigena, e quindi del Comune, l’attivazione di una autobus che la mattina conduca i migranti verso le campagne e la sera li riporti in città''.