ANNO 16 n° 274
''Mia moglie vittima
di atti persecutori''
La denuncia di C.R., 55 anni, viterbese, ex impiegato di un istituto bancario
17/05/2013 - 04:00

di Alessia Serangeli

VITERBO – Fiori lasciati sull’auto e telefonate anonime. Ma anche pneumatici squarciati e parabrezza frantumati.

“Tutto è iniziato nel giugno dello scorso anno, quando mia moglie trovò un fiore sull’auto. D’acchito non ci badammo più di tanto, pensammo che, magari, fosse uno scherzo o, al massimo, un cliente del negozio”. Poi, però, la situazione è degenerata.

A raccontare la storia, che pare assumere tutti i contorni dei più classici episodi di stalking, è C.R., 55 anni, viterbese, ex impiegato di un istituto bancario del capoluogo.

“Col passare delle settimane i fiori sull’auto di mia moglie (E.T., 52 anni, commessa in un noto atelier di viale Bruno Buozzi, ndr), posteggiata fuori il luogo in cui lavora, venivano lasciati sempre più frequentemente. E, nel frattempo, iniziammo a ricevere telefonate anonime al numero fisso della nostra abitazione”. La prima volta rispose la figlia della coppia, E.R., 28 anni. “Le chiesero il numero di cellulare della madre. Noi, ovviamente, non glielo abbiamo mai dato, né in quella occasione – ha detto C.R. - né in quelle che sono seguite”.

L’estate 2012 prosegue così, tra un fiore ed una telefonata anonima, sempre con lo stesso tipo di richiesta: il numero telefonico della signora E.T..

Ma è intorno al mese di novembre che iniziano i danni veri e propri, anche in termini economici, e la paura.

“Una mattina trovammo il parabrezza anteriore e il lunotto posteriore dell’auto di mia figlia completamente frantumati”. E, anche stavolta, “pensammo ad un atto di vandalismo”.

Poche settimane più tardi, però, un’altra brutta sorpresa. “Una mattina del mese di gennaio ritrovammo la stessa vettura con i quattro pneumatici squarciati”. A questo punto la famiglia viterbese inizia ad aver paura e scatta la prima denuncia al Comando provinciale dei carabinieri.

“Parlai lungamente con mia figlia per sapere se avesse fatto qualche torto a chicchessia, se dovesse soldi a qualcuno; ma lei ha sempre negato. Contattai persino qualche suo amico per timore che potesse nascondermi qualcosa, ma anche i conoscenti più stretti mi confermarono quanto mi aveva già detto E.”.

A gennaio la famiglia Rossi (il cognome è di fantasia) non crede ancora che i fiori, le telefonate anonime e l’auto danneggiata in due diverse circostanze, siano in relazione l’un l’altro.

“Io e mia moglie decidemmo di rimettere l’auto di nostra figlia in garage e, all’occorrenza, avrebbe preso quella della madre”. E così fu.

Ad aprile, mentre proseguivano le telefonate anonime e i fiori, di nuovo tutti i quattro pneumatici squarciati. Stavolta dell’auto della signora E.T.. A questo punto l’intuizione: forse, quanto accadeva da quasi un anno, era tutto riconducibile alla stessa persona.

“Un mese fa abbiamo presentato la terza denuncia ai carabinieri e anche un esposto in Procura. Abbiamo paura che possa trattarsi di uno stalker, di qualcuno che possa fare del male a mia moglie. Siamo disponibili a mettere il telefono sotto controllo e, anzi, auspichiamo che le autorità installino una telecamera fuori la nostra abitazione per risalire all’autore di tali gesti”.

Il signor R. ha anche tentato una ripresa video di fortuna. “Ho piazzato una telecamera all’interno della macchina ma, purtroppo, si vedono solo le mani della persona che lascia i fiori”.

L’uomo, adesso, chiede maggiore attenzione da parte delle autorità competenti. “Sollecitiamo le forze dell’ordine e la Procura ad occuparsi della nostra situazione prima che degeneri ulteriormente”.

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