

VITERBO – (MDL) Un malore, il ricovero, la riabilitazione, il covid e ora l'incognita sulla ripresa dell'attività riabilitativa e il ritorno a una vita normale. Fausta, 70 anni e uno spirito battagliero, da febbraio sta vivendo un calvario dopo essere stata colpita quattro mesi fa da un ictus. Ma il momento più difficile, secondo il raccolto della figlia Luana, lo ha vissuto nel periodo del ricovero a Villa Immacolata, dove è stata trasferita per la riabilitazione dopo l'iniziale ricovero a Belcolle, e dove ha contratto il coronavirus. ''Dal 22 marzo mia madre si lamentava del fatto che non riusciva a dormire perché aveva la vicina di letto che tossiva e con febbre alta, successivamente si è scoperto che questa era positiva al covid 19. Dal 2 aprile anche mia madre è risultata positiva al virus''.
Luana, e insieme a lei anche il padre e il fratello, non si dà pace per il fatto che di fronte all'evidenza della malattia della compagna di stanza, la madre non sia stata messa in isolamento.
''L’ultima volta che abbiamo visto la mamma è stata il 4 marzo quando sono scattate le prime restrizioni e a noi parenti non hanno consentito più l'accesso anche se sappiamo che altri sono entrati fino al 9 marzo. La sentivo tutti i giorni al telefono. Si teneva aggiornata in tv con le notizie sul coronavirus e ci diceva che non tutti, medici e infermieri della struttura, avevano le protezioni: guanti e mascherine. Intorno al 21-22 di marzo inizia a lamentarsi del fatto che una signora accanto sul suo letto tossiva in continuazione''.
Luana chiama immediatamente la struttura e si sente rispondere che è normale che qualcuno abbia l'influenza, idem suo padre il giorno successivo.
''Il 26 marzo mia madre inizia ad accusare spossatezza'' continua Luana che il 28 marzo legge sui giornali che un’ operatrice sociosanitaria del terzo piano, quello della riabilitazione, era positiva al coronavirus. ''Richiamo la struttura – racconta - mi viene risposto di stare tranquilla perché l’operatrice di cui avevo letto era fuori dal lavoro dal 16 marzo, cioè dieci giorni prima di scoprire la positività. I termini per aver contagiato altri ci sono tutti. Quindi non sto assolutamente tranquilla''.
Luana sollecita quindi più volte il tampone. ''Da Villa Immacolata mi viene risposto che se non arriva la task force della Asl, noi non siamo in grado di farli. Ad oggi non c'è nessun caso''. Il 31 marzo la compagna di stanza della mamma, a insaputa della stessa signora Fausta, viene trasferita a Belcolle e viene intubata. ''Questa circostanza - spiega Luana - non ci è stata mai confermata dal personale sanitario ma dai parenti degli altri ospiti''.
Sta di fatto che solo la sera del 31 marzo la signora Fausta viene messa in isolamento. Il 2 aprile arrivano gli esiti dei primi tamponi, la task force Coronavirus della Asl ordina test per tutti e isola la struttura. ''La sera del 2 aprile ci arriva la chiamata che ci comunicava che la mamma era una delle pazienti positive – continua Luana - Passa la prima notte attaccata all’ossigeno ma con mascherina semplice. Il mattino successivo i parametri dell’ossigenazione non vanno bene e mi sono impuntata per trasferirla all’ospedale di Belcolle. Viene ricoverata nel reparto di malattie infettive dove c'è uno staff incredibile. Ogni giorno risponde bene e sta migliorando progressivamente''.
Ora che si intravede la via d'uscita dal virus, rimane il problema della riabilitazione.''Mia mamma in tutto questo periodo non sta facendo terapia, non l'ha fatta bene prima. Rischia di rimanere su una sedia a rotelle se non viene trasferita in un centro come si deve''. La battaglia di Luana ora si concentra su questo: ''Le risposte di cosa non ha funzionato a Villa Immacolata le posso avere anche dopo, ma ora voglio che qualcuno si prenda in carico la situazione di mia madre''.