


VITERBO – Se nella mattinata del lunedì vi capita di fare un giro a Bagnaia, potreste imbattervi in due sole bancarelle. Gli ultimi baluardi di un passato neanche troppo lontano, quando il mercatino settimanale rappresentava un appuntamento fisso, un po' per tutti.

Una scena che, per forza di cosa, fa chiedere: come si è arrivati a questo punto?
A rispondere sono stati proprio i commercianti presenti, testimoni del cambiamento che, negli ultimi anni, ha trasformato questo tipo di attività. Quello che emerge è un quadro che va ben oltre Bagnaia. Nella Tuscia, come in molte altre realtà, la tradizione delle bancarelle in strada o nelle piazze è sempre stata parte integrante della vita quotidiana. Oggi però questa tradizione sta lentamente scomparendo.
“Negli ultimi cinque anni – racconta un commerciante che ha preferito restare anonimo – a piazza della Rocca siamo passati da circa 100 bancarelle a poco più di 40. In tanti hanno smesso perché non c’è più un tornaconto economico soddisfacente”.
A pesare, spiegano, è soprattutto una concorrenza diventata sempre più difficile da sostenere. Da una parte i centri commerciali, dall’altra la vendita online, che permettono di trovare tutto in un unico posto, o addirittura senza uscire di casa. Una comodità che, inevitabilmente, ha cambiato le abitudini delle persone.

Le sorti di queste attività
E così, quello che un tempo era un mestiere tramandato di generazione in generazione oggi fatica persino a trovare continuità. “Una volta – raccontano ancora – si pensava di portare avanti l’attività, di lasciarla ai figli o venderla una volta arrivati alla pensione. Oggi non succede più: non ne vale la pena”.
Il mercatino del lunedì diventa quindi solo la punta dell’iceberg di un cambiamento più grande, che riguarda l’intero tessuto commerciale locale. Non solo le bancarelle, ma anche le piccole attività dei centri storici si trovano a fare i conti con un sistema sempre più competitivo e, per certi versi, impari.