ANNO 16 n° 162
Megaparco eolico 'Energia Viterbo', il Consiglio dei Ministri revoca il via libera
Esultano il Coordinamento Ambientale Tuscia e Italia Nostra: «Una vittoria del territorio, dei cittadini e delle istituzioni»
11/06/2026 - 18:23

 

VITERBO – Il Consiglio dei Ministri ha revocato il precedente via libera al progetto del megaparco eolico 'Energia Viterbo', che prevedeva la realizzazione di tredici aerogeneratori nei territori di Viterbo, Montefiascone e Celleno. Una decisione accolta con soddisfazione dal Coordinamento Ambientale Tuscia (CAT), da Italia Nostra e da numerose realtà associative e istituzionali che negli ultimi mesi si erano mobilitate contro un'opera ritenuta incompatibile con le caratteristiche paesaggistiche, agricole e storiche del territorio.

Per il Coordinamento Ambientale Tuscia si tratta di «una vittoria storica per la popolazione, per le imprese agricole e turistiche e per l'intero ecosistema locale». L'associazione ha voluto ringraziare il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca per il ruolo svolto nel percorso che ha portato alla revoca del provvedimento, insieme all'onorevole Mauro Rotelli, presidente della Commissione Ambiente della Camera, al capogruppo regionale di Fratelli d'Italia Daniele Sabatini, all'assessore regionale Giancarlo Righini e al presidente della Commissione Agricoltura e Ambiente della Regione Lazio Giulio Zelli.

Un riconoscimento è stato rivolto anche alla Provincia di Viterbo, ai sindaci della Tuscia e alle forze politiche di opposizione in Consiglio regionale, che secondo il CAT hanno contribuito a mantenere alta l'attenzione pubblica sulla vicenda, sostenendo le istanze provenienti dal territorio.

Determinante, secondo le associazioni, è stata la mobilitazione popolare culminata nell'assemblea pubblica del 28 marzo scorso alla Rocca dei Papi di Montefiascone, dove amministratori, associazioni agricole, operatori turistici, comitati e cittadini si erano ritrovati per ribadire la contrarietà al progetto. Un momento che viene ricordato come simbolo di una rara convergenza tra istituzioni, mondo economico e società civile nella difesa del territorio.

Il Coordinamento Ambientale Tuscia ha inoltre ribadito che la propria posizione non rappresenta un rifiuto ideologico delle energie rinnovabili, ma una richiesta di pianificazione equilibrata e di una distribuzione più equa degli impianti sul territorio regionale. Secondo il CAT, la provincia di Viterbo sostiene già una quota significativa della produzione energetica da fonti rinnovabili del Lazio e ospita una parte rilevante del comparto agrituristico regionale, elementi che renderebbero necessario un approccio più attento alla tutela del paesaggio e delle attività economiche locali.

Sulla stessa linea anche Italia Nostra, che ha definito la revoca «una decisione di enorme importanza per la salvaguardia della Tuscia». L'associazione ha ringraziato il Governo e la Regione Lazio per aver accolto le richieste provenienti dalle comunità locali, sottolineando come la vicenda dimostri che sviluppo energetico e tutela del territorio debbano procedere insieme, senza compromettere il patrimonio storico, culturale e ambientale dei luoghi.

Nel documento firmato dai rappresentanti nazionali e territoriali dell'associazione, Italia Nostra evidenzia come la Tuscia non possa essere considerata una semplice area destinata a ospitare infrastrutture energetiche industriali, ma un territorio unico, caratterizzato da borghi storici, siti archeologici, produzioni agricole di eccellenza e paesaggi che rappresentano una risorsa fondamentale per l'economia e l'identità locale.

Sia il Coordinamento Ambientale Tuscia sia Italia Nostra auspicano ora che la decisione del Consiglio dei Ministri possa costituire un precedente significativo anche per altre vertenze aperte sul territorio provinciale, chiedendo che la transizione energetica venga accompagnata da criteri di sostenibilità, equilibrio territoriale e tutela delle comunità locali.

Per le associazioni, la revoca del progetto 'Energia Viterbo' rappresenta la dimostrazione che la collaborazione tra cittadini, amministrazioni e istituzioni può incidere concretamente sulle scelte che riguardano il futuro del territorio. «Quando la politica reale si mette in moto e cammina accanto ai cittadini – conclude il CAT – il bene comune può prevalere su qualsiasi interesse speculativo».






Facebook Twitter Rss