ANNO 16 n° 193
Maxi frode nella grande distribuzione, chiuse le indagini: 36 verso il processo
L'inchiesta della procura di Roma, nata da un controllo della Guardia di finanza di Viterbo, ipotizza un sistema di frode fiscale da milioni di euro
11/07/2026 - 11:08

VITERBO - L'inchiesta della procura di Roma sulla presunta maxi frode fiscale nel settore della grande distribuzione è arrivata a una svolta. Il pubblico ministero Gianfranco Gallo ha notificato gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari a 36 persone, passaggio che anticipa l'eventuale richiesta di rinvio a giudizio.

L'indagine, coordinata dalla magistratura capitolina ma avviata grazie a un controllo della Guardia di finanza di Viterbo, aveva già portato nell'agosto dello scorso anno all'arresto dell'imprenditore Rosario Timpani, 71 anni, e dei figli Massimiliano, 49 anni, e Manuel, 40 anni. Rosario e Massimiliano si trovano ancora agli arresti domiciliari. Contestualmente erano stati raggiunti da misure interdittive anche un avvocato e un commercialista.

Tra i destinatari dell'avviso di fine indagine figura anche Ercole Mattiussi, 74 anni, residente a Montefiascone, al quale vengono contestati reati fiscali e previdenziali relativi al periodo compreso tra il 2018 e il 2020.

Secondo l'ipotesi accusatoria, il gruppo avrebbe costruito un articolato sistema fraudolento nel settore della grande distribuzione attraverso una rete di società operative, immobiliari e logistiche riconducibili alla famiglia Timpani. Il meccanismo contestato si sarebbe basato sull'utilizzo di contratti di appalto e di rete ritenuti fittizi per mascherare la somministrazione di manodopera, consentendo così l'emissione e l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, l'evasione dell'Iva e il mancato versamento di imposte, contributi previdenziali e assistenziali.

Gli investigatori ritengono che al vertice dell'organizzazione vi fossero Rosario Timpani e i figli Massimiliano e Manuel, indicati come promotori e organizzatori dell'associazione per delinquere ipotizzata dalla procura.

Per quanto riguarda Mattiussi, gli inquirenti gli contestano anche l'omesso versamento di ritenute previdenziali per oltre 108 mila euro nel 2019 e circa 150 mila euro nel 2020. Per il solo anno d'imposta 2019 gli vengono inoltre attribuiti costi fittizi per oltre 549 mila euro, con un'evasione Iva quantificata in oltre 120 mila euro. Nel fascicolo vengono richiamate anche fatture ritenute false per un valore complessivo di quasi 1,35 milioni di euro.

L'indagine era partita da verifiche effettuate dalle Fiamme gialle di Viterbo su un supermercato di Civita Castellana, per poi estendersi ad altri punti vendita della provincia e ad alcuni esercizi specializzati nella vendita di prodotti surgelati.

Secondo la ricostruzione investigativa, il sistema avrebbe consentito di ridurre il costo del lavoro attraverso il ricorso a personale formalmente assunto da cooperative o società esterne, mentre nella realtà avrebbe operato stabilmente per le aziende del gruppo. In questo modo, sempre secondo l'accusa, sarebbero stati omessi i versamenti contributivi e previdenziali a danno dei lavoratori.

Tra gli indagati compare anche un avvocato romano, accusato di aver fornito assistenza professionale alle società coinvolte pur essendo, secondo la procura, consapevole del sistema fraudolento. In cambio avrebbe ricevuto compensi e la disponibilità di una Porsche Macan intestata a una delle società riconducibili al gruppo.

Nel corso dell'inchiesta la Guardia di finanza ha eseguito sequestri per un valore superiore a 7 milioni di euro nei confronti di 21 società e 22 persone fisiche. Il provvedimento ha riguardato anche 13 complessi aziendali tra supermercati e società immobiliari, affidati a un amministratore giudiziario per garantirne la continuità, oltre a 36 immobili, quote societarie, 15 orologi di lusso e una Porsche.

Come previsto dalla legge, gli avvisi di conclusione delle indagini rappresentano un atto di garanzia e consentono agli indagati di presentare memorie difensive o chiedere di essere interrogati prima delle eventuali richieste di rinvio a giudizio. Le accuse sono al momento formulate nella fase delle indagini preliminari e dovranno essere vagliate dall'autorità giudiziaria nel corso dell'eventuale processo.

 

Presunzione di innocenza

Si ricorda che, in base all'articolo 27 della Costituzione, ogni persona è da considerarsi innocente fino a una sentenza di condanna definitiva.






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