ANNO 16 n° 252
Maurizi svela il futuro di Ombre 'I progetti sono tantissimi'
A due mesi dal Festival prende forma il dopo: nuovi eventi fuori Viterbo, un podcast con grandi nomi e un documentario d'inchiesta
Andrea
09/09/2026 - 07:03
di Andrea Farronato

VITERBO – Sono passati circa due mesi da Ombre Festival. I palchi sono stati smontati, gli ospiti hanno lasciato Viterbo e il bilancio dell'edizione è già stato tracciato. Ma cosa rimane, una volta spente le luci del festival?

A distanza di settimane, Ombre continua in realtà a muoversi. Il pubblico registrato durante l'ultima edizione ha rappresentato un punto di arrivo, ma soprattutto una base dalla quale costruire qualcosa di più grande: nuovi progetti, produzioni che accompagneranno il festival durante l'anno e persino la possibilità di portare il suo format fuori dai confini della Tuscia.

A raccontare cosa sta succedendo dietro le quinte è Alessandro Maurizi, ideatore di Ombre Festival, con il quale siamo tornati sull'ultima edizione non tanto per tracciarne nuovamente il bilancio, quanto per capire cosa abbia lasciato e quale direzione stia prendendo il progetto.

“Non avevamo mai visto il pubblico di quest'anno. Tutti gli eventi sono stati pieni e soprattutto la città ha risposto”, racconta Maurizi. Una partecipazione che assume un significato particolare considerando la natura della manifestazione: “Un conto è organizzare una sagra e portare la gente dove si mangia e si beve, un altro è portarla agli eventi culturali. La scommessa è quella”.

Ed è forse proprio questa la prima eredità lasciata dall'ultima edizione: aver portato le persone in piazza per ascoltare, confrontarsi e conoscere realtà che spesso rimangono lontane dal dibattito quotidiano.

“Quante persone, soprattutto tra i giovani, ricordano il maxiprocesso di Palermo? Quanti conoscono realmente quello che è successo a Roma con la Banda della Magliana o quello che accade con la criminalità organizzata in Calabria e Campania? Sono discorsi che vanno affrontati e spiegati, perché alla fine fanno parte della nostra cultura”.

Ma, due mesi dopo, l'eredità di Ombre non si misura soltanto in quello che è accaduto nelle piazze di Viterbo. È soprattutto ciò che sta nascendo dopo il festival a raccontarne oggi la crescita.

 

Ombre guarda fuori Viterbo, sei eventi allo studio per Verona

Una delle novità più importanti arriva infatti da Verona, dove è stato chiesto a Maurizi di lavorare a un progetto per la realizzazione di sei grandi eventi legati al format di Ombre.

“Proprio oggi sto scrivendo un progetto perché ci hanno chiesto sei eventi a Verona, da presentare all'amministrazione comunale”, anticipa Maurizi.

Un primo possibile passo verso una dimensione che supera i confini della Tuscia, senza però mettere in discussione il legame originario della manifestazione con la città.

“Ombre Festival è Viterbo, questo deve essere chiaro. Non lo perderemo mai e non lo cederemo ad altre città. Però degli spin-off, se abbiamo le forze per farli, possono essere realizzati”.

L'obiettivo diventa quindi esportare il marchio e l'idea di Ombre, mantenendo a Viterbo la casa del festival vero e proprio.

 

Il podcast di Ombre prende forma

Parallelamente agli eventi dal vivo sta andando avanti anche un'altra delle novità annunciate durante l'ultima edizione: il podcast di Ombre Festival.

Le registrazioni sono già iniziate e davanti ai microfoni è passato anche Nicola Gratteri. Tra i prossimi protagonisti Maurizi anticipa invece Maurizio De Lucia, procuratore capo di Palermo.

E non sarà l'unico. Altre due puntate sono in preparazione, anche se per il momento i nomi rimangono riservati. Gli indizi concessi da Maurizi sono però importanti: si tratterà di un noto collaboratore di giustizia legato alla mafia e di una donna indicata tra le cento più influenti al mondo.

Il podcast nasce quindi come una vera e propria produzione di Ombre, capace di portare durante l'anno quei temi che, fino a oggi, hanno trovato il proprio spazio principalmente nei giorni del festival.

 

Dopo il podcast anche un documentario d'inchiesta

Ma i progetti sul tavolo non finiscono qui. Maurizi anticipa infatti che si sta lavorando anche a un documentario d'inchiesta, un ulteriore passo verso la trasformazione di Ombre in qualcosa che possa vivere oltre gli appuntamenti organizzati nelle piazze.

“I progetti sono tantissimi. Il problema è riuscire ad avere la forza per portarli avanti tutti, individuare una buona organizzazione e soprattutto fare in modo che la città risponda”.

Una risposta che, precisa Maurizi, non riguarda soltanto il pubblico. Per sostenere una macchina sempre più complessa diventa fondamentale anche il coinvolgimento del tessuto economico locale e degli sponsor.

 

Da progetto a realtà conosciuta a livello nazionale

D'altronde, rispetto alle prime edizioni, qualcosa è già profondamente cambiato. Se inizialmente era necessario lavorare molto per riuscire a coinvolgere personalità di primo piano, oggi Ombre è entrato nei circuiti delle grandi case editrici.

“Personalmente faticavo molto di più nei primi anni. Oggi le case editrici ci conoscono e sono loro a spingere i personaggi a venire a Viterbo”. Fino ad arrivare, racconta Maurizi, a ricevere direttamente i cataloghi degli editori con la possibilità di individuare gli ospiti da invitare.

Un rapporto favorito anche dalla sua attività di scrittore e dalla conoscenza del mondo editoriale: “Non è Ombre che serve alla mia carriera da scrittore. È il contrario: essere inserito in quell'ambiente permette a me di portare un valore aggiunto al festival”.

 

Una comunità di quasi cento persone

Anche dietro le quinte Ombre non è più il progetto delle poche persone che lo avevano immaginato agli inizi. Tra associazione, collaboratori, fornitori e realtà che partecipano alla sua organizzazione, Maurizi parla oggi di una comunità che sfiora le cento persone.

“È una cosa che mi fa enormemente piacere. C'è una comunità intorno a questo festival e mi piacerebbe che si allargasse ancora”.

Una rete alla quale negli anni si sono affiancate istituzioni e realtà del territorio, contribuendo a costruire quella credibilità che oggi, secondo Maurizi, permette a Ombre di confrontarsi con interlocutori nazionali.

A due mesi dalla fine dell'edizione, quindi, la domanda non è più soltanto cosa abbia lasciato Ombre Festival nelle piazze di Viterbo. La risposta comincia a vedersi in ciò che sta costruendo fuori da quelle piazze: sei possibili eventi a Verona, un podcast con protagonisti di primo piano e un documentario d'inchiesta ancora in fase di sviluppo.

Progetti diversi, accomunati dalla volontà di far vivere Ombre durante tutto l'anno e di portarne il format anche altrove. Senza perdere, però, quello che Maurizi considera il suo punto fermo: “Ombre Festival è Viterbo”.






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