

Con una serie di mosse finanziarie ed investimenti, diciamolo, talvolta davvero molto azzardati, un imprenditore come Marzio Carrara è riuscito a riaccentrare a Bergamo la produzione della stampa su carta.
Dopo mezzo secolo termina così la permanenza in territorio tedesco di uno dei principali gruppi della stampa italiana: l’Arti Group, che da Bavaria Industries Group (dopo vari passaggi di proprietari e dopo aver cambiato più volte denominazione) è tornata in territorio bergamasco comprata da Cafin, una finanziaria di Marzio Carrara, e sotto il controllo di Niaag e Eurogravure. Arti Group è stata inglobata in una finanziaria creata ad hoc da una cordata di imprenditori fra cui lo stesso Carrara che prende il nome di Arti Group Holding.
L’obiettivo è stato quello di riportare il settore della stampa alle sue origini, cercando di ottimizzare la produzione e di ingrandire tutto il sistema. Questa però è stata solo una delle mosse messe a segno dall’imprenditore in questione, ma ce ne sono altre che hanno consentito non solo il grande successo a cui siamo arrivati, ma di costruire quella che appunto abbiamo definito la capitale della carta stampata.
I precedenti: sulla via del successo per la promozione del Made in Italy
In realtà anche prima di tutto questo Carrara ci aveva già messo del suo, gettando le basi di queste importanti strategie, per ottenere poi un qualcosa di ancora più grande, importante e straordinario. Egli nel 2017, dopo aver fatto un accordo con le Grafiche Johnson per la commercializzazione di prodotti, aveva finito per comprare il tutto. Johnson poi è stata fusa con Lediberg, creando un legame quindi anche con la Castelli (che era già sotto controllo di Lediberg) che era stata accorpata a CPZ.
Sì è trattato di mosse di grande strategia che già prese di per sé risultavano essere degli affari, ma che prese infine insieme sono veramente un’opera d’arte che solo un business-man lungimirante avrebbe azzardato a fare. Una sequenza questa che ha portato poi al grande risultato che è Boost, che incorpora CPZ, e che ha trasformato per l’appunto Bergamo in un centro fondamentale e importante della carta stampata. Il nome stesso Boost è stato così ripreso dall’inglese per sottolineare l’accelerazione e l’energia di andare avanti verso il futuro.
Un piccolo impero del settore
Riassumendo:
• in AGH Marzio Carrara riesce ad accorpare Niaag ed Eurogravure, il primo specializzato per l’editoria, la stampa di libri, volantini, cataloghi, il secondo per la stampa off set, la flessografica, la produzione di cataloghi, libri, riviste.
• Riesce ad acquistare le Grafiche Johnson (da Arti Group tra l’altro), affiancandola al già grande impero che ha costruito.
• Favorisce la fusione di Johnson e Lediberg, una delle poche realtà industriali che produce agende di ogni genere (che ha tra l’altro un polo produttivo anche in Brasile) e quindi si lega anche alla Castelli Bolis Poligrafiche SpA, leader nella prestampa, che era già stata acquisita da Lediberg.
• Unisce quindi la Castelli e la sua CPZ in Boost.
Creando un tal impero, Marzio Carrara riesce a immettere sul mercato numerose linee differenti di prodotti per accontentare ogni tipo di cliente ed esigenza. Le aziende in maggior difficoltà come la Lediberg è stata ricapitalizzata e si è riusciti anche a non tralasciare di occuparsi dell’aspetto ambientale nella produzione, favorendo produzioni a partire da fibre riciclate.
Il progetto di Carrara comunque non si è ancora concluso poiché persegue costantemente l’obiettivo al miglioramento, alla specializzazione produttiva, all’ottimizzazione dei processi, senza dimenticare l’attenzione all’innovazione tecnologica e alla globalizzazione del settore.