ANNO 16 n° 273
Mariola Michta ospite
in un monastero
Omicidio Rizzello - La donna č tornata in libertā dopo l'assoluzione in appello
04/04/2012 - 01:38

di Alessia Serangeli

VITERBO – Quasi due anni. Tanto il tempo che Mariola Henrijka Michta ha trascorso dietro le sbarre della casa circondariale di Civitavecchia. Da (presunta) innocente. Presunta perché è ancora al secondo grado di giudizio. Ieri pomeriggio è stata scarcerata e, finché non avrà una sistemazione, sarà ospitata in un monastero della provincia. A trovarle un luogo sicuro e tranquillo in cui rifugiarsi è stato il suo difensore, l'avvocato Roberto Fava.

Due anni in carcere per concorso in omicidio al quale, secondo i giudici d'appello, la donna polacca non ha partecipato nemmeno indirettamente. Ma non si tratta di un caso di malagiustizia. No: per ammissione del suo stesso legale, l’avvocato Roberto Fava, erano state le sue dichiarazioni, un po’ strampalate, confuse e rese in un italiano maccheronico in sede processuale, a spingere il giudice dell'udienza preliminare, Francesco Rigato, ad emettere la sentenza di condanna a diciotto anni di reclusione, il 10 aprile 2011, per concorso, insieme all’ex compagno Giorgio De Vito, nell’omicidio di Marcella Rizzello, la giovane mamma di Civita Castellana uccisa con trenta coltellate il 3 febbraio 2010 davanti agli occhi della figlioletta Giada che, all’epoca, aveva quattordici mesi appena.

''In trentacinque anni di carriera non mi è mai capitato di assistere ad un fatto simile: può verificarsi che un indagato dichiari il falso per procurarsi un alibi, ma non certo il contrario''. Così Fava il 7 ottobre scorso, giorno in cui si scopre che, quella mattina del 3 febbraio di due anni fa, la polacca non poteva aver preso parte all’efferato delitto perché si trovava da tutt’altra parte.

Il colpo di scena. Erano state le indagini difensive condotte dagli avvocati Fabrizio Ballarini (legale di Francesco Vincenti, compagno della vittima), e Stefania Sensini (che rappresenta la piccola Giada), a mettere in luce che la Michta, un’ora dopo l’omicidio, era al Cto G. Alesini di Roma.

Le perizie dell'equipe medico-legale che aveva svolto l’esame autoptico sul cadavere della Rizzello avevano accertato che il range temporale dell'assassinio era tra le 11,30 e le 12,30.

''Secondo i documenti in nostro possesso - avevano spiegato Ballarini e Sensini - alle 12,40 la polacca si sottoponeva ad una radiografia di mano, polso, avambraccio e gomito destro. Mentre, alle 13 e 40, risale il suo ingresso al pronto soccorso dell’ospedale capitolino''.

Sempre il 7 ottobre 2011, in pieno processo De Vito, viene fuori un'altra circostanza a favore dell'innocenza della Michta: la mattina del 3 febbraio 2010 la sua utenza telefonica aggancia un cella di Roma. Quella, per l'esattezza, ubicata in via G. Da Fiore (zona Cassia) che dista dalla città delle ceramiche circa quarantacinque minuti. In assenza del dell'ubiquità, la Michta non poteva essere nella villetta in via dei Latini, teatro dell'omicidio. Ieri la Corte d'assise d'appello, ha giudicato la Michta ''innocente per non aver commesso il fatto'.

L'appello. ''Ricorreremo in appello e ribalteremo la sentenza di condanna''. Così l'avvocato Fava all'indomani della scoperta delle nuove prove documentali.

Il procedimento giudiziario si era aperto l'8 marzo scorso con la deposizione di Angelo Greco, che aveva confermato di aver accompagnato la Michta a Roma la mattina del 3 febbraio. Poi l'udienza del 29 marzo utile ad ascoltare i carabinieri che avevano svolto accertamenti nel nosocomio capitolino.

Il pronunciamento della Corte d'assise d'appello è arrivato ieri in tarda mattinata, dopo la deposizione del medico legale Funicello e circa un'ora di camera di consiglio.

'Sono molto soddisfatto - ha commentato l'avvocato Fava - che i giudici abbiano preso in considerazione le prove documentali anziché le tesi astratte sollevate durante le obiezioni dalla pubblica accusa (che aveva chiesto la conferma della sentenza di primo grado, ndr). Una condanna per omicidio - ha spiegato in conclusione - non può basarsi sulle ipotesi'.

Affatto soddisfatti delle sentenza, gli avvocati di parte civile che, dopo la deposizione delle motivazioni (prevista entro sessanta giorni) valuteranno l'eventuale ricorso in Cassazione.

La Michta ospite in un monastero. Raggiunto telefonicamente nella tarda serata di ieri, l'avvocato Fava era ancora nel suo studio. 'Sono qui con Mariola. E' felice ma, certo, anche un po' spaesata. Le ho trovato ospitalità in un convento a Farnese, dove resterà fino a che non troveremo una sistemazione definitiva. Domani le comprerò un telefono perché quello che aveva le era stato sequestrato. Dopo due anni di detenzione carceraria deve riprendere contatti con il mondo esterno per rifarsi una vita. Da parte mia non posso fare altro che aiutarla'.

La Michta, infatti, in Italia è sola. 'Ha una sorella che vive a Torino - ha detto l'avvocato - ma a quanto pare non sono più in buoni rapporti'.






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