

VITERBO - Quattro mesi di reclusione per violazione di domicilio aggravata: questa la pena patteggiata ieri da Mariola Michta, la donna polacca dapprima condannata e poi assolta per concorso nell’omicidio di Marcella Rizzello, la giovane di Civita Castellana assassinata con una trentina di coltellate davanti alla figlioletta Giada, che all’epoca dei fatti aveva solo 14 mesi. Michta era stata arrestata due volte in due giorni dai carabinieri che l’ha sorpresa insieme al suo compagno, anche lui straniero, mentre tentavano di forzare una casa disabitata di proprietà dell’ex sindaco di Civita Castellana Massimo Giampieri. E’ il terzo arresto che subisce dopo l’assoluzione dall’accusa di concorso in omicidio e il ritorno in libertà.
Michta, un’esistenza disperata, trascorsa accanto a balordi e sbandati come lei, fu arrestata nel maggio 2010 nell’ambito delle indagini sull’omicidio Rizzello, insieme con il suo ex compagno Giorgio De Vito. La donna confessò di essere stata in casa della giovane il giorno del Delitto per compiere un furto. Aggiunse che Marcella, accortasi della loro presenza, si mise a urlare, così De Vito, per farla tacere la massacrò a coltellate. Disse anche che se non avesse protetto la figlioletta della vittima, che piangeva disperata, l’uomo avrebbe ucciso anche lei.
In sede di udienza preliminare, Michta chiese di essere processata con il rito abbreviato e fu condannata a 18 anni di reclusione. Ma poco dopo, i carabinieri scoprirono un certificato medico del Cto di Roma che attestava che la mattina del delitto, Michta era a Roma dove fu sottoposto a una visita ortopedica. Quindi non poteva essere con De Vito in casa Rizzello. Fu assolta. Ma non ha ancora spiegato perché si era autoaccusata di aver partecipato al delitto. Il suo ex compagno è stato condannato in primo grado all’ergastolo ed è in attesa del giudizio d’appello.
Tornata in libertà, dopo aver trascorso un breve periodo in un convento, Michta ha riperso la vita di sempre, passando da un arresto all’altro. Ne ha subito già tre.