ANNO 16 n° 275
Mariangela D'Abbraccio porta in scena ''Elena''
Per la rassegna ''Teatri di pietra''; regia di Ghiannis Ritsos
03/07/2014 - 15:35

Bella e sensuale Elena, sedotta dal giovane Paride, ha scatenato l’ira del re di Sparta Menelao, suo marito. Così il popolo acheo arma le navi contro Troia, scatenando una guerra sanguinosa per lavare l’offesa. Ma Ghiannis Ritsos ci mostra un’altra Elena, che rappresenta un vero e proprio ribaltamento dell’immagine tradizionale. La bellezza di un tempo è ormai svanita. ''Grosse verruche mi sono spuntate sul viso. Grossi peli / intorno alla bocca – li tocco; non mi guardo allo specchio – peli ispidi, lunghi, come se qualcun altro si fosse installato / dentro di me, / un uomo sfrontato, malevolo, la cui barba / spunta dalla mia pelle''.

Elena, una volta bella e ricca, rievoca gli antichi fasti, in contrasto con l’attuale degrado, la solitudine e il senso di vuoto della vecchiaia. Qui il personaggio diventa simbolo della caducità e vacuità della bellezza condannata all’inevitabilità del destino.

Struggente e visionaria la Elena di Troia che Ghiannis Ritsos ci offre immaginariamente pluricentenaria, assediata dal fantasma maledetto della propria antica bellezza. Sola nel palazzo che fu teatro del suo rapimento da parte di Paride affronta i propri ricordi e l'arrivo della fine tra i pochi resti impolverati e sgretolati di gioielli e vestiti, trofei di un passato fiero, sottratti al saccheggio di giovani e sprezzanti ancelle. Intorno a lei i fantasmi di coloro che le dedicarono la vita fino alle estreme conseguenze.

Con Mariangela D'Abbraccio la bellezza di Elena, sarà espressa come traccia di una antica maschera, ancorata alla fine della vita come ultima e beffarda espressione di una umanità trapassata, simbolo della resistenza alla devastazione del tempo e alla morte. L'Elena di Ritsos è la speranza, o meglio la consapevolezza (che è anche atto di fede del poeta) che qualcosa si salva sempre dal naufragio, dalla distruzione totale. Perché 'chissà - / là dove qualcuno resiste senza speranza, è forse là che inizia / la storia umana, come la chiamiamo, e la bellezza dell'uomo'.

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