

Viterbonews24 ha incontrato Marco Massa, il cantautore milanese vincitore del premio Sergio Endrigo 2011, che domani sera si esibirà al JazzUp Festival in occasione della presentazione del libro di Luigi Calivà Il cantautore. Marco Massa è uno straordinario poeta-musicista che ha appena pubblicato l’album Io sono Freak. A lui abbiamo chiesto:
Ci illumina il suo percorso artistico?
Vincere un premio come l’Endrigo é la conferma che hai preso la strada giusta! Soprattutto se la vittoria giunge inaspettata ti ripaga di tanti sacrifici e rinunce fatti in nome della passione per la musica alla quale ho dedicato la mia vita. Un tempo ero un manager, giravo il mondo come una trottola con la musica nel cuore alla quale dedicavo ogni minuto libero. A un certo punto non ce l’ho fatta più dovevo fare un a scelta. Ne ho parlato a mia moglie che mi ha appoggiato e spinto a fare il grande salto: seguire il mio cuore. Ora mi sento un uomo realizzato amo quello che faccio, continuo caparbiamente la mia ricerca musicale e i risultati iniziano a farsi vedere anche se il panorama musicale italiano è molto limitato. Programmi televisivi obsoleti che non danno spazio all’arte. Alla musica serve il live per incontrare la gente, entrare nella loro vita farne parte.
Lei ha una band, il suo modo di vivere uno spettacolo live?
La mia band è un quartetto, ma siamo molto versatili e ci trasformiamo in un trio o un duo a secondo delle occasioni. Abbiamo un repertorio molto ampio. E’ composta da Luca Calabrese alla tromba, Francesco D’Auria alle percussioni batteria e Hang uno strumento strepitoso che una sonorità particolare e poi al contrabbasso Caterina Palazzi di Roma. Io suono la chitarra baritono e l’Ukulele. Come avrà notato siamo un gruppo prettamente acustico veniamo tutti dal mondo del jazz. Il live è il momento di massima espressione per noi. Lo vediamo dal coinvolgimento che riusciamo a trasmettere nel pubblico che durante i concerti partecipa con grande entusiasmo.
Io sono Freak è il titolo del tuo ultimo album: ci spieghi la genesi di questo lavoro?
Freak è un personaggio degli anni 70 che identificava gente fuori dalle convenzioni, persone di rottura un po’ come me ma senza le droghe di quegli anni, con estrema lucidità di fronte ad una realtà nuova e in crisi. Crisi che io vedo come occasioni per cambiamenti e per evolversi. Nella vita sono un musicista che si diletta a fare anche dei buoni testi, un padre, un marito, un amante dei libri e del mondo libertario.
E’ mai stato a Viterbo?
Non sono mai capitato nella vostra città, ma ne sono rimasto stupito dalla bellezza, sono un animale curioso la vostra storia è affascinante. Quello che ho capito è che questa città è ingiustamente snobbata e tenuta alla periferia del turismo e della cronaca. Mi riprometto di tornarci per potermela gustare con più calma.