

VITERBO – “Sto valutando di candidarmi alla guida per Pdl al prossimo congresso provinciale che, salvo sorprese, dovrebbe tenersi entro un paio di mesi”. E’ questa una delle frasi più significative pronunciate dal presidente della Provincia Marcello Meroi durante la conferenza stampa convocata dopo l’ennesimo episodio di accattonaggio cui si sono abbandonati i “suoi” consiglieri.
Una frase seguita da una serie di giudizi durissimi, a tratti sprezzanti, sulla conduzione del partito a livello locale. Meroi, infatti, non ha risparmiato nessuno dei 38 membri del direttivo provinciale, a cominciare dal coordinatore Giulio Marini. “Dove è il partito?” si è chiesto. “Ci siamo riuniti – ha stigmatizzato – con tanto di consigliere regionale, parlamentari, capigruppo, assessori. Ne è uscito il nulla assoluto. La verità e che il Pdl non sa più individuare e affrontare i problemi”.
E non è ancora tutto: “La crisi della Provincia – ha sottolineato – è stata innescata e acuita da veti incrociati, pressioni interne e soprattutto esterne, dovute a una fase precongressuale troppo lunga per un partito che da anni non tiene un vero congresso”.
E qui il messaggio forte e chiaro inviato a tutti coloro che stanno dando vita a una campagna di tesseramento da far impallidire quelle della Dc napoletana o palermitana: Meroi potrebbe scompaginare il quadro delle alleanze interne, diventare l’ago della bilancia congressuale. E chiedere per sé il ruolo di coordinatore. Mani libere, quindi. Nessuno può considerare acquisito il suo sostegno. Un po' lo stesso trattamento che stanno riservando a lui a Palazzo Gentili.
Sulla crisi in provincia Meroi, sebbene con il solito aplomb, è stato altrettanto chiaro e duro. “Il presidente sono io e decido io. Non accetto più mediazioni. Non sono più disposto ad ascoltare coloro che mi urlano come attribuire gli incarichi, che sono i principali responsabili di questa avvilente situazione”.
Ecco come intende procedere: “Entro due giorni riassegnerò le deleghe revocate agli assessori Pdl. Se saranno gli stessi a riceverle non lo so ancora. E se il nuovo esecutivo non avrà il sostegno del consiglio o si dovesse verificare un solo atto di sfiducia politica, rassegnerò immediatamente le dimissioni'.
Per quanto riguarda l’oggetto del contendere, cioè al presidenza del consiglio provinciale, Meroi ha affermato: “Non me ne può fregare di meno”.
Insomma, un Meroi inedito, pronto a staccare i poster di Ezra Pound che tiene nello studio e riportarseli a casa. “Io – ha concluso – sono stato eletto dai cittadini e intendo rispondere loro del mio operato. Qui non rappresento il Pdl”.
Subito dopo, il capogruppo del Pd Federico Grattarola, ha convocato un’altra conferenza stampa, durante la quale ha stigmatizzato l’assurda situazione in cui si trova Palazzo Gentili a causa “della guerra per bande interna al Pdl”. Ad avviso di Grattarola, Meroi deve prendere atto “che il Pdl è irreparabilmente spaccato, che la maggioranza non c’è più e quindi deve dimettersi”.