


TARQUINIA/TUSCANIA - Ammontano ad almeno 2.100 gli ettari di terreni agricoli e boschi della Tuscia potenzialmente interessati dalla proliferazione di impianti da fonti rinnovabili. È l'allarme lanciato dal Gruppo d'Intervento Giuridico (GrIG), che fa il punto sulla pressione energetica nel Viterbese e annuncia la presentazione (in data 4 agosto 2026) di un formale atto di intervento nella procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.) per bloccare il progetto della nuova centrale eolica 'Tarquinia', proposto dalla società SKI 31 s.r.l. tra i comuni di Tarquinia e Tuscania.
Il progetto contestato dall'associazione ambientalista prevede l'installazione di 8 torri eoliche alte oltre 200 metri, per una potenza complessiva di 52,8 MW, affiancate da un sistema di accumulo energetico (BESS) da 30 MW.
Un intervento che sorgerebbe in un'area già fortemente satura di impianti fotovoltaici e agrivoltaici e a ridosso di contesti tutelati dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D.Lgs. 42/2004), dal Piano Territoriale Paesistico Regionale (PTPR) del Lazio e vicino a siti della Rete Natura 2000.
Secondo il GrIG, le Pale rientrerebbero pienamente nella fascia di rispetto di 3 chilometri dai beni vincolati, stabilita dalla normativa nazionale per la tutela dei paesaggi storici. L'atto di opposizione è stato indirizzato al Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), alla Regione Lazio, alla Soprintendenza ABAP per Viterbo e l'Etruria Meridionale e ai Comuni di Tarquinia, Tuscania e Montalto di Castro.
L'associazione sottolinea come la provincia di Viterbo detenga già il primato per il consumo di suolo per abitante in Italia (pari a 1,91 m² per residente, a fronte di una media regionale di 0,47 m² e nazionale di 0,80 m²). Un dato che, secondo gli ecologisti, evidenzia una forte contraddizione con i reali principi della transizione ecologica.
Il problema, evidenzia il GrIG richiamando anche recenti note della Soprintendenza speciale PNRR, riguarda l'intero territorio nazionale:
Infrastruttura di Rete (Terna): Le richieste di connessione di nuovi impianti al 30 aprile 2026 ammontavano a 320,71 GW su scala nazionale (suddivisi in oltre 5.800 istanze tra solare, eolico onshore e offshore).
Procedure V.I.A. in corso: Sempre al 30 aprile 2026 risultavano pendenti 2.593 procedure V.I.A. a livello nazionale per una potenza di 203,2 GW, ossia oltre due volte e mezza rispetto agli 80 GW aggiuntivi stabiliti come obiettivo al 2030 dal Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC).
Nel contestare il modello attuale, il GrIG richiama le analisi ufficiali dell'ISPRA e gli studi del GME (Gestore Mercati Energetici):
Fotovoltaico sui tetti esistenti: Secondo le stime ISPRA, la superficie utile sui tetti dei fabbricati italiani consentirebbe di installare tra i 70 e i 92 GW di potenza fotovoltaica senza consumare un solo metro quadrato di suolo agricolo.
Uso di superfici già impermeabilizzate: Integrazione di pannelli su capannoni industriali, aree di parcheggio, zone dismesse e lungo le barriere delle arterie autostradali e superstradali.
Pianificazione pubblica e V.A.S.: Sostituzione dell'attuale sistema a sportello con una pianificazione statale e regionale guidata dal reale fabbisogno energetico, individuando preventivamente le aree idonee tramite Valutazione Ambientale Strategica.
L'associazione ha infine rilanciato la petizione popolare 'Sì all'energia rinnovabile, no alla speculazione energetica' (che ha superato le 23.000 firme), sottoscritta anche da esponenti del mondo della cultura, dell'archeologia e della tutela del paesaggio.