

VITERBO - Dopo una lunga battaglia, combattuta per anni nella trincea del parlamento, i sindaci hanno ottenuto l’agognato riconoscimento economico a lungo atteso. Grazie ad una norma contenuta nella manovra appena varata dal governo Draghi, infatti, i primi cittadini potranno ritoccare all’insù la loro indennità.
Attualmente, la legge fissa l’indennità dei sindaci da un minimo di 1.290 euro lordi per i Comuni fino a mille abitanti ad un massimo di 7.800 euro lordi per quelli oltre 500 mila abitanti, in pratica le Città metropolitane.
Ora, in virtù della norma contenuta nella nuova finanziaria, i Comuni potranno alzare l’indennità portandola, nel caso di Viterbo, ad un aumento del 45%, in quanto comune con più di 50.000 abitanti. Con lo stipendio del sindaco, il Comune potrà aumentare con lo stesso tetto anche gli emolumenti del vice, degli assessori e del presidente del consiglio comunale, nulla è invece previsto per i semplici consiglieri.
Il punto è: chi pagherà l’aumento? Il governo ha previsto un fondo ad hoc con 100 milioni per il 2022, 150 milioni per il 2023 e 220 milioni a decorrere dal 2024 ma lo Stato «concorrerà» alla spesa, che per il resto sarà a carico delle casse del Comune interessato. E qui si apre una questione delicata dal punto di vista politico: posto che per alzare l’indennità occorre una variazione di bilancio approvata dal consiglio comunale, i sindaci accetteranno di innescare un dibattito pubblico sul tema, col rischio di finire sulla graticola come sempre accade quando si parla di «costi della politica»?.
L’argomento è stato posto all’attenzione dei presenti da parte di Alvaro Ricci nell’ultimo consiglio comunale, si attende risposta.