ANNO 16 n° 275
Manovra, Confcoopertive: ''Stretta fiscale poco incisiva per lo Stato''
Conseguenze gravi però per il settore
01/09/2011 - 12:19

La percentuale del “taglio” non è stata ancora quantificata, ma da alcune stime la riduzione dei vantaggi fiscali per le cooperative non avrebbe un impatto significativo per il gettito dello Stato: c’è chi parla di circa 60 milioni di euro nell’ipotesi più drastica di un azzeramento totale dei benefici, quanto alle risorse da incassare per la manovra economica da 45 miliardi di euro.

L’attuale regime fiscale, come stabilito dalla riforma del diritto societario del 2003, prevede per le cooperative a mutualità prevalente (dove la maggioranza dell’attività è rivolta ai soci) che non sia soggetta ad Ires una quota di utile netto al 70% o all’ 80% per le cooperative agricole e della piccola pesca e al 55% per le cooperative di consumo di grandi dimensioni, mentre le cooperative sociali sono esenti, per cooperative a mutualità non prevalente invece l’esenzione è fissata nella misura del 30%.

In Italia le cooperative sono circa 83.000 e di queste il 72% sono microimprese e il 75% di esse hanno un capitale sotto i 10.000 euro che rappresenta la soglia minima di capitali per una S.r.l.

''Se il provvedimento dovesse passare - dichiara il Presidente di Confcooperative Viterbo Bruna Rossetti – si snaturerebbe non solo il principio costituzionale, ma si punirebbe una forma di impresa solidaristica che nel corso che nel corso della crisi ha continuato ad investire, a difende il lavoro, il reddito dei soci e il potere d’acquisto delle famiglie oltre ad aver incrementato l’occupazione''.

''Ho l’impressione - prosegue Rossetti - che nella manovra ci sia una volontà di colpire il mondo della cooperazione, visto che dal 1994 l’attacco alle imprese cooperative è una pratica costante, e che qualcuno voglia essere ricordato per aver eliminato dal codice civile le società cooperative, le uniche ed ultime imprese solidali che operano sul mercato italiano”.

 

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