


VITERBO - 'Cibo buono, pulito, giusto e per tutti': è questo il celebre manifesto culturale a cui si ispira la filosofia di Slow Food, il movimento internazionale fondato in Italia da Carlo Petrini quarant'anni fa, nel luglio del 1986.
In origine, i pilastri dell'educazione e della promozione alimentare erano tre:
Buono: gustoso, sano e radicato nelle tradizioni locali;
Pulito: prodotto nel rispetto dell'ambiente, degli ecosistemi e del benessere animale;
Giusto: rispettoso del lavoro e capace di garantire una remunerazione equa lungo tutta la filiera.
Vent'anni fa si è aggiunto il quarto principio fondamentale: 'per tutti'. L'accesso al cibo sano e di qualità non deve più essere un privilegio per pochi, ma un diritto universale. Questa evoluzione ha segnato il passaggio di Slow Food da movimento focalizzato sul 'diritto al piacere' e sulla tutela della biodiversità a una vera e propria rete globale di giustizia sociale e politica alimentare.
Rendere il cibo di qualità accessibile a ogni persona rappresenta forse l'eredità più ambiziosa di Petrini, un obiettivo ancora lontano dall'essere pienamente raggiunto. Per realizzarlo occorre un grande sforzo associativo, facendo leva su strumenti pratici e consolidati:
Filiere corte e consumo consapevole: promozione dei Mercati della Terra, acquisto diretto dai produttori, Gruppi di Acquisto (GAS) e di Offerta con consegna a domicilio per garantire prodotti freschi a prezzi convenienti.
Lotta allo spreco: acquisto agevolato di prodotti prossimi alla scadenza e valorizzazione di ingredienti meno noti ma nutrienti, come il pesce povero.
Educazione ed editoria: dalle Guide alle Osterie d'Italia alle scuole di cucina Slow Food, per insegnare a mangiare bene e in modo nutriente anche a basso costo, valorizzando la cucina povera.
I dati fotografano una realtà complessa. Secondo l'Istat, nel 2025 sono 5,4 milioni le persone in Italia (il 9,3% della popolazione) che non possono permettersi un pasto proteico adeguato al giorno. Persiste un divario profondo tra chi ha la libertà di scegliere cosa mangiare e chi è costretto ad acquistare solo ciò che costa meno.
A questo problema si affianca una marcata povertà culturale, che spinge verso consumi d'impulso dettati dalla pubblicità. È la nuova frontiera della malnutrizione: frigoriferi non necessariamente vuoti, ma riempiti di cibo economico, ipercalorico e ricco di grassi di scarsa qualità. Non si muore di fame, ma mangiare abbastanza non significa mangiare bene.
Il tempo per cucinare, l'educazione alimentare, la capacità di leggere le etichette e la comprensione dei valori nutrizionali condizionano la dieta quotidiana quasi quanto la disponibilità economica.
Le conseguenze di questo squilibrio si riflettono già nei più piccoli. Nel 2023, il 26,7% dei minori italiani risultava in sovrappeso, con picchi del 33,8% nella fascia tra i 3 e i 5 anni. Ci troviamo di fronte a un paradosso moderno: una società può ridurre la denutrizione grave e, allo stesso tempo, registrare un aumento esponenziale di patologie metaboliche, diabete e malattie cardiovascolari legate alla cattiva alimentazione.
Per contrastare questo fenomeno servono politiche pubbliche mirate, prezzi accessibili, prevenzione sanitaria e una capillare alfabetizzazione alimentare. Il vero diritto al cibo nel XXI secolo non consiste soltanto nell'avere il piatto pieno, ma nella concreta possibilità di scegliere ciò che fa bene alla salute.
Consapevoli dell'importanza di queste tematiche, promuoveremo una serie di incontri dedicati presso la nostra sede di Viterbo. Insieme a esperti del settore, approfondiremo le dinamiche della nutrizione e forniremo consigli pratici per adottare comportamenti alimentari corretti e consapevoli, a tutela della salute di tutta la famiglia e dei più piccoli.