ANNO 16 n° 275
Mancini punzecchia Sposetti:
''Dimentica quando il giovane era lui''
L'esponente della segreteria nazionale Pd su candidature e numeri
06/01/2018 - 07:30

di Monica Di Lecce

VITERBO – ''Andrea è una persona per bene, un gran lavoratore, che nel partito non è nemico di nessuno: dice sempre con chiarezza la sua opinione, difende le proprie ragioni. Ha fatto bene nella segreteria della federazione, merita la candidatura''.

Così Claudio Mancini, membro della direzione nazionale del Pd, dà la sua ''benedizione'' alla candidatura di Egidi al consiglio regionale del Lazio. La sua partecipazione ieri all’inaugurazione del comitato elettorale del segretario provinciale Pd è anche l’occasione per un ragionamento politico più complessivo.

Egidi dal 2010 è alla guida della segreteria Pd, la sua candidatura alla Pisana va letta come un passaggio ''naturale'' in un certo percorso politico?

''La politica non è mai naturale, ma penso che chi è più anziano debba aiutare il nuovo e non osteggiarlo''.

Si spieghi meglio, a quale ''anziano'' si riferisce in particolare?

''Sono sorpreso da Sposetti. Capisco che è il plenipotenziario del ministro Orlando ma gli vorrei ricordare un aneddoto. Quando negli anni ’70 bisognava cambiare il nuovo segretario del PCI di Viterbo, Petroselli, segretario regionale, mandò uno da Roma  a fare le consultazioni. Quando questo tornò a Roma riferì che: ''il più bravo è Sposetti ma i vecchi non lo vogliono'' Petroselli rispose: ''Vai e fai Sposetti segretario della federazione''.

Lei ha parla di rinnovamento ma non crede che Egidi non sia proprio un personaggio nuovo della politica?

''Il rinnovamento non significa improvvisazione, non è inventarsi i nomi. Il rinnovamento va inteso come il percorso di un partito che fa crescere i giovani, li prepara e li propone agli elettori''.

Come vede il Pd alle regionali del Lazio?

''Credo che siamo favoriti perché si ripresenta Zingaretti che ha fatto bene. E’ la prima volta che si corre per il secondo mandato nel Lazio. Non so se il centrodestra rimarrà diviso ma penso che comunque riusciremo a vincere''.

Egidi dice che la campagna elettorale alle regionali non va scissa da quella alle politiche. Qual è la sua opinione?

''Fa bene. Votando insieme il 4 marzo, come 5 anni fa, gli elettori fanno una scelta politica. I dati sono omogenei. In Regione così come in Parlamento, più che con le amministrative dove entrano in gioco altri fattori, si fa una scelta ideale e di valori''.

Per le politiche il Pd sembrerebbe in sofferenza…

''C’è un grande bacino elettorale a cui rivolgersi. Il 40 per cento degli elettori, che hanno detto sì al referendum, è una parte d’Italia che ha sostenuto il partito del cambiamento, dell’ammodernamento, del rilancio economico, della riorganizzazione istituzionale. Questo è un grande bacino potenziale per il Pd. Il 60 per cento è diviso tra Grillo, Grasso, Berlusconi, Salvini, Casapound, Forza Nuova. Contro il Pd, tutti insieme, sono la maggioranza ma quando si parla di programmi, di proposte, sono divisi e minoranze. Se il Pd fa il Pd può essere il partito che guida il nuovo governo''.

La nuova legge elettorale non fa sconti: qualcuno resterà fuori dalla corsa

''Quando devi decidere sulle persone non è mai facile. E’ la cosa più difficile della politica. Ci sono circa 400 parlamentari uscenti ma la matematica non è un’opinione: con il premio di maggioranza che non c’è più, pure ottenendo la stessa percentuale della volta scorsa, riusciremo a far eleggere 220 deputati. Pensare che possa esserci un posto garantito per tutti non è possibile. Andranno fatte delle scelte''.






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