

VITERBO - Il rettore dell’Università della Tuscia Marco Mancini è stato eletto presidente del Parco scientifico e tecnologico dell’Alto Lazio dall'assemblea dei soci. Nominato anche il nuovo consiglio di amministrrzione: Andrea Ferroni in rappresentanza del Consorzio per lo sviluppo industriale di Rieti, socio di maggioranza assoluta con il 52%, Vincenzo Regnini in rappresentanza della Camera di Commercio di Rieti, Marco Mancini, in rappresentanza dell’Università della Tuscia La Regione Lazio si è astenuta, riservandosi di indicare un proprio rappresentante al momento della presentazione del nuovo piano industriale, atteso a breve.
Con la nomina di Mancini il Parco esce da una lunga crisi che ne ha contraddistinto la storia recente sino alle dimissioni del vecchio Consiglio di Amministrazione di poco tempo fa.
Nato nel dicembre del 2005 è il più giovane Parco scientifico nella Regione Lazio. La sua missione consiste nel fornire innovazione alle attività industriali delle province di Viterbo e Rieti.
Dopo l’uscita delle Amministrazioni provinciali di Rieti e Viterbo e la rinuncia a farne parte della Camera di Commercio di Viterbo e del Centro ceramiche di Civita Castellana, con un nuovo assetto societario, il Parco prova a ripartire dando slancio alla propria attività.
''Le opportunità di rilancio del parco - ha detto Mancini - sono connesse alla realizzazione, da parte del nuovo consiglio, di un piano industriale triennale che dovrà avere come caposaldo la fornitura di servizi avanzati alle imprese. Fra questi: l’accompagnamento all’innovazione delle piccole e medie imprese, la creazione di laboratori di idee innovative, l’avvio di un vero incubatore di nuove iniziative imprenditoriali tramite aziende 'spin-off', la consulenza per l'accesso alla finanza agevolata, la immediata sottoscrizione di accordi e convenzioni di collaborazione nel settore della ricerca'.
Secondo Mancini dovrà esistere da subito «una più forte sinergia tra Università e imprese, anche attraverso la costituzione di una sede del Parco presso l’Università della Tuscia; dal che non può non discendere l’impegno ad ammettere soci privati nel Parco coi quali realizzare un nuovo disegno strategico, attraverso un piano industriale triennale.